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Italia a Parigi 2024, perché Ferdinando “Fefè” De Giorgi è tra i protagonisti

Ferdinando “Fefè” De Giorgi è uno degli sportivi più vincenti al mondo, prima come giocatore e poi come allenatore. Con le sue imprese ha scritto la storia del volley italiano e mondiale.

Sarà lui uno dei protagonisti delle Olimpiadi di Parigi 2024. È allenatore della Nazionale italiana maschile di pallavolo campione del mondo in carica e vice campione d’Europa.

Chi è Ferdinando De Giorgi

“Fefè” De Giorgi, come è soprannominato, nasce il 10 ottobre 1961 a Squinzano (LE). La sua incredibile carriera ha stupito tanti: è riuscito a diventare un giocatore di successo nonostante, come dice lui, la scarsa fiducia degli allenatori a causa della statura, più bassa rispetto ai canoni del volley professionistico.

Come giocatore, De Giorgi è stato uno dei migliori palleggiatori italiani. Entra nel mondo della Serie A di pallavolo nella mitica Panini di Modena di Julio Velasco nel 1986 vincendo subito lo scudetto. L’anno successivo, dopo essersi trasferito nella squadra di Montichiari, esordisce in maglia azzurra all’età di 26 anni con un percorso che, vista la sua statura (è alto “solo” 1 metro e 78), è quello dei meriti acquisiti sul campo. Come giocatore di club nel suo palmares si contano: 3 coppe del mondo, una Coppa Confederale, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Nella stagione 2000/01 assume l’incarico a Cuneo di allenatore/giocatore, che onora con il primo posto nella regular season e la vittoria della Coppa Italia e della Coppa Cev (la Coppa Uefa della pallavolo).

Ma è l’esperienza con la maglia della Nazionale italiana che ha fatto entrare De Giorgi nella leggenda. Da giocatore ha fatto parte di quella che è passata alla storia come la Generazione dei fenomeni, un gruppo di campioni che negli anni ’90 ha vinto con la maglia azzurra tre titoli mondiali consecutivi: 1990, 1994, 1998. Complessivamente “Fefè” ha collezionato ben 330 presenze in Nazionale vincendo anche 1 Campionato Europeo e 3 World League.

I trofei da allenatore

Da allenatore, dopo l’esperienza di Cuneo, è passato a Perugia con cui ha conquistato uno storico accesso alla finale scudetto per poi approdare alla Lube Volley dove ancora una volta fa la storia: in pochi anni vince 1 scudetto (2005-2006), 2 Coppa Italia (2007-2008 e 2008-2009), 1 Coppa CEV (2005-2006) e 2 Supercoppa italiana (2006 e 2008).

Dal 2012 al 2014 la prima esperienza all’estero in Russia, come tecnico del Fakel Novy Urengoy.

Nella stagione successiva il ritorno in Italia, dove ha guidato per alcuni mesi la Tonno Callipo Vibo Valentia, prima di andare ad allenare nuovamente all’estero, stavolta in Polonia: De Giorgi ha preso le redini dello Zaksa Kedzierzyn-Kozle per due stagioni (dal 2015 al 2017) conquistando due titoli nazionali e una Coppa di Polonia.
Nell’estate 2017 è stato nominato commissario tecnico della Nazionale polacca e dal gennaio 2018 in poi è tornato a sedere in una panchina di Club, sempre in Polonia, alla guida dello Jastrzebski Wegiel, club con il quale ha poi rescisso il contratto prima di tornare sulla panchina della Lube (dicembre 2018) dove ha vinto ancora numerosi titoli: un campionato italiano, una CEV Champions League, un Mondiale per Club e due Coppa Italia.

L’impresa come coach dell’Italia

Negli ultimi anni ha scritto bellissime pagine di sport italiano. Nel giugno 2021 viene chiamato ad allenare la Nazionale italiana di pallavolo maschile, con il compito di gestire un importante ricambio generazionale, pochi mesi prima degli Europei previsti per settembre. Qui De Giorgi e i suoi campioni vincono il torneo, dopo 16 anni dall’ultima vittoria degli azzurri. Un successo che gli vale la Palma d’Oro al Merito Tecnico, massima onorificenza del CONI per i tecnici sportivi, e il titolo di Cavaliere della Repubblica.

Nel 2022 guida l’Italia alla vittoria del Campionato Mondiale in Polonia, in finale contro i padroni di casa, 24 anni dopo l’ultimo oro mondiale degli azzurri, allora con lo stesso Ferdinando De Giorgi in campo come giocatore.

Nel 2023 la Polonia ottiene la rivincita, vincendo la finale degli Europei giocati in Italia.

Il 2024 è l’anno delle Olimpiadi di Parigi. L’Italia, che parte dal girone con Brasile, Egitto e Polonia, cerca l’ultimo trofeo che manca in bacheca: l’oro olimpico.

I libri

Accanto alla carriera sportiva, De Giorgi ha portato avanti anche quella di autore e speaker, tra gli altri a Evolution Forum Day e in Evolution Forum Business School. Ha scritto i libri: “Pensieri per allenare e motivare una squadra”, scritto a quattro mani con il professore Giuliano Bergamaschi, in collaborazione con la scuola di Palo Alto; “Vademecum del palleggiatore”, in collaborazione con il giornalista Lorenzo Dallari; “Noi Italia Pallavolo” con la casa editrice QuiEdit, libro nel quale egli racconta quali sono i valori che hanno permesso alla Nazionale italiana di vincere gli europei in trenta giorni e di mettere le basi per le future sfide che attendono la Nazionale; “Egoisti di squadra, esaltare il gruppo senza sacrificare il talento” (2023 – Mondadori).

La mentalità vincente

De Giorgi, durante un appuntamento di Evolution Forum Business School nel 2021, ha spiegato la propria filosofia in panchina che lo ha reso così grande: “Io sono uno che vede il giocatore come persona, al di là dei ruoli in campo. Ho tre campi dove posso intervenire, tecnico, fisico e mentale. A me interessa lo sviluppo non solo tecnico, non solo fisico, non solo mentale, mi interessa lo sviluppo generale, il miglioramento generale. Ecco perché, vi dicevo prima, io devo creare situazioni, un ambiente di apprendimento, dare strumenti ai giocatori, ed anche a me, per farli migliorare in qualsiasi cosa.

Questo mi nasce un po’ dall’idea che ho sempre avuto anche da giocatore. Io avevo sempre un obiettivo a fine anno: migliorare in qualche aspetto. Dal punto di vista tecnico, fisico o mentale, in qualcosa devo aver fatto un passo avanti. Anche negli anni in cui siamo retrocessi dovevo essere migliorato in qualcosa. Ad esempio un anno a Falconara siamo retrocessi, però Velasco, mister della Nazionale, mi convocò lo stesso. E mi spiegò che mi aveva visto sempre giocare a un certo livello e fare delle belle cose.

È possibile migliorare anche quando il contesto è difficile però occorre non farsi trascinare dalla corrente. Occorre avere degli obiettivi e non abbassare il proprio livello. Poi il livello totale della squadra potrebbe non bastare per salvarsi ma il tuo livello tu lo mantieni anzi cerchi possibilmente di migliorarlo”. 

Quindi un passaggio chiave per la creazione di una squadra vincente: “Penso che una delle cose più importanti per chi gestisce un gruppo e per chi è anche giocatore in campo e ha ruoli importanti è di dare l’esempio. Tu puoi fare tutta la filosofia che vuoi ma i veri leader, i veri personaggi che guidano, sono quelli che sono da esempio. Quello che io chiedo, sono il primo a farlo perché ci credo”.

E a proposito di leader, il pensiero è andato subito a Julio Velasco, tecnico di quella nazionale italiana passata alla storia come ‘dei fenomeni’. “Nella squadra c’erano molti giocatori bravi ma devo dire che una gran parte del lavoro la fece Velasco che, da vero leader, diede un’idea del percorso da fare. Ad esempio fece una grande battaglia contro gli alibi, atteggiamento tipico di noi latini. Quando succede qualche problema è sempre colpa di qualcos’altro. Per un anno ci fece fare amichevole all’est Europa, soggiornando in alberghi di medio/basso livello, senza la possibilità di portarsi cibi da casa. La sera c’era la partita poi la mattina 3 ore di allenamento. Era un vero e proprio bootcamp sulla scomodità.

Da qui il potente messaggio che ha poi divulgato ai suoi atleti: “Non siamo responsabili della faccia che abbiamo ma siamo responsabili della faccia che facciamo. Non dobbiamo trovare motivi che non dipendono da noi perché si possa realizzare qualcosa. Bisogna trovare il modo per realizzare le cose importanti”.