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Julio Velasco e la lezione sullo schiacciatore di palle alzate male

Julio Velasco, leggendario allenatore della nazionale italiana maschile di pallavolo soprannominata “dei fenomeni” e poi della nazionale femminile,  è stato protagonista della 17^ edizione di Evolution Forum Day

Sul palco di San Patrignano il tecnico ha fatto un intervento illuminante su come funziona un lavoro di squadra efficace, prendendo ad esempio quello che succede spesso sul campo di gioco.

“Se guardate la pallavolo in tv vi capiterà di vedere questa scena. La palla viene alzata dall’alzatore allo schiacciatore che la schiaccia di là e la butta fuori. Cosa fa l’attaccante? Guarda il palleggiatore e gli fa un segno con le mani che nel nostro gergo vuol dire «voglio la palla più vicino a rete e più alta». In altre parole è un modo di dire «ho schiacciato male perché la palla non era alzata bene». Questo lo capiscono tutti in campo.

Il palleggiatore a quel punto si gira verso i ricevitori che ricevono la battuta e gli dice: «Ragazzi, io voglio la palla qua perché altrimenti devo correre e non la metto precisa all’attaccante. Quindi lui schiaccia fuori perché io non la alzo precisa, ma io non la alzo precisa perché chi ha ricevuto non ha ricevuto bene».

I ricevitori si guardano tra di loro e guardano l’avversario da cui arriva la battuta. Non è che gli possono dire «batti più facile così io ricevo bene, lui alza bene e l’altro schiaccia dentro». Lì si fermava la cosa. Anzi no. In alcune palestre ci sono grandi finestroni che, in occasione della partita, vengono coperti con delle tende. Se il bidello magari ha lasciato un pezzettino di tenda aperta, quelli che ricevono indicano la luce dalla finestra.

Così alla fine viene fuori che abbiamo perso per colpa del bidello… Se cambiamo il bidello, vinciamo il campionato!

Questa mentalità porta tutti a parlare degli altri ruoli. Gli schiacciatori diventano esperti di alzata, sanno tutto sull’alzata. Piccolo problema: loro non alzano, schiacciano. E gli alzatori sanno tutto sulla ricezione ma non ricevono, alzano.

Tutto questo è capitato anche nella mia carriera. Quando è successo ho riunito la squadra e ho detto questo: guardate, gli schiacciatori non parlano dell’alzata. La risolvono.

Perché il cervello di un giocatore, quando identifica una situazione di gioco, deve elaborare in pochi millisecondi una soluzione cercando nell’archivio della propria memoria e poi deve applicarla bene tecnicamente. Tutti parliamo della tecnica perché è quello che vediamo ma gli altri due processi sono altrettanto importanti solo che non si vedono.

Perché ha sbagliato il giocatore? Solo per la tecnica? O magari perché ha usato una tecnica per una situazione che non era quella appropriata?

Ecco il punto che ho spiegato ai giocatori: voi dovete rendervi conto che se arriva una palla bassa, dovete aprire il file nel cervello che dice “palla bassa” ed avere le soluzioni per la palla bassa. Perché se la palla è bassa e voi aprite il file “palla perfetta” la soluzione non c’è. Dovete cercare il file giusto, che è “palla alzata male”. Che si faccio con una palla così? Questo, questo e questo.

Se io schiaccio la palla bassa come se fosse buona e mi limito a dare la colpa all’alzata bassa non trovo la soluzione. Sì, forse la colpa è anche dell’alzatore ma io voglio schiacciatori che sappiano schiacciare le palle alzate male. Perché se sanno schiacciare le palle alzate male, quelle alzata correttamente le schiacciano bene di sicuro”.

Una grande lezione per tutti i gruppi di lavoro anche fuori dallo sport.

Questo contenuto è tratto dal corso di formazione Evolution Forum Day

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