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Giovanni Guidetti: “Ecco cosa differenzia un giocatore bravo da un campione”

Tra gli allenatori più attesi alle olimpiadi di Parigi 2024 c’è sicuramente Giovanni Guidetti. Il coach della squadra di pallavolo femminile della Serbia è alla sua quarta Olimpiade, la terza da head coach. L’obiettivo dichiarato è ottenere quella medaglia che finora gli è sfuggita. È l’ultimo trofeo che gli manca dopo avere vinto praticamente tutto quello che c’è da vincere tra club e nazionali. 

Ma come si mantiene questa voglia di vincere e di migliorarsi quando hai ottenuto risultati così straordinari? 

Il coach lo ha spiegato alla platea di imprenditori di Evolution Forum Business School: “È la domanda – ha detto – che i giornalisti fanno sempre alle giocatrici e allo staff del Vakifbank (la squadra turca con la quale Guidetti ha vinto tantissimo, ndr) dopo un trofeo vinto. La spiegazione è che per i campioni vincere è una droga. Non esiste il sentirsi arrivato per chi ha certe ambizioni. Io sono qui per vincere di più, senza scuse, senza spiegazioni. La stessa cosa mi immagino succeda nel business”.

Qui c’è la prima grande qualità per un’atleta che vuole essere un campione: la disciplina. “Quello che spiego alle ragazze che si uniscono al gruppo è che dobbiamo provare ad essere bravi nel fare le cose che non ci piacciono. Così riusciremo ad essere migliori degli altri e superare i nostri limiti. Io ad esempio odio andare in sala pesi perché non mi diverto. Giocherei a pallavolo, a tennis, a calcio tutti i giorni, però vado in sala pesi tutte le mattine perché so che mi servirà ad avere più energia nel mio lavoro, avere più energia per mia figlia, a invecchiare meglio. Allora lo faccio, anche se non mi piace, e provo a farlo molto bene”.

L’altro elemento è come si reagisce all’errore. “La differenza tra una giocatrice mediocre e una eccellente è che la prima, quando le spiego dove ha sbagliato, mi risponde giustificandosi. «È vero, però la palla mi è venuta da là». «La compagna mi ha detto questo». «Ho un po’ male a questo ginocchio, sono un pochino stanca» eccetera eccetera. Il campione, quello che ha vinto tutto e che continua a vincere tutto invece ai miei appunti risponde con «ok coach, grazie». Finito lì, finito lì. La conversazione fra me e la campionessa dura un secondo e mezzo.

Perché il suo obiettivo è diventare migliore, non spiegare perché ha fatto bene o ha fatto male quel compito. Quindi se l’allenatore dice qualcosa lo prova a fare, finito. Quando ho giocatrici che mi raccontano la storia del loro errore io divento matto. Hai sbagliato, ci mancherebbe altro. La vita è fatta di sbagli, la pallavolo è fatta di mille imperfezioni. Dobbiamo farne nemmeno possibile, accettarle, riparare e continuare”.

Poi serve fame di vittoria, sempre. “Se sei a certi livelli e vuoi diventare il numero uno al mondo nel tuo sport, vuoi fare parte dei migliori atleti del mondo, devi voler vincere sempre, qualsiasi cosa fai. Io voglio giocatrici che mi mostrino questo in ogni tipo di giochino che facciamo in allenamento, anche più stupido. Io non sopporto chi non tiene a vincere quei giochi di riscaldamento”.

Un altro aspetto importante è la consapevolezza di quanto il singolo è importante per il gruppo. “Una brutta faccia, o una bella faccia, può influenzare tutta la palestra. Nella pallavolo sette persone giocano in un campo di 9 metri per 9. Quindi se io sono mogio, tutti le mie compagne si chiedono perché Giovanni è così? Se io ho una faccia triste o demotivata o non do energia, tutta la squadra si domanda perché non do energia, perché sono demotivata. Che stiamo perdendo o che stiamo vincendo la faccia che mostriamo è fondamentale. Perché la faccia che io mostro è la faccia che i miei compagni vogliono vedere ed è quella che io voglio vedere dal mio compagno”.

Ultimo ma non ultimo il campione si vede da come reagisce alla sconfitta. “Si perde, nella pallavolo come nella vita. Anche i migliori perdono ogni tanto, succede a tutte le squadre del mondo. La sconfitta deve servire a qualcosa. La sconfitta è come quando vai dal dottore a fare il check up e ti trova un valore che non va bene. Hai l’opportunità di rimetterlo a posto e tornare al top. Quindi la sconfitta serve a migliorare”.

Lezioni che si addicono molto bene anche al mondo dell’impresa, come hanno testimoniato gli applausi dei partecipanti a Evolution Forum Business School.

Questo contenuto è tratto dal corso di formazione Evolution Forum Business School