Osservatorio Evolution Forum Business School: PMI a rischio se la guerra continua
Le piccole e medie imprese italiane si trovano a navigare in acque agitate. Già segnate dagli strascichi della politica dei dazi e dal conflitto in Ucraina, il tessuto imprenditoriale del nostro Paese deve ora fare i conti con l’instabilità generata dalle tensioni in Iran e Medio Oriente. A confermare la gravità dello scenario è la recente ricerca dell’Osservatorio “Evolution Forum Business School sulle PMI”, ideato dal formatore Gianluca Spadoni, condotta su un campione di oltre 1.200 micro e piccoli imprenditori (realtà con fatturato fino a 1 milione di euro e meno di 5 dipendenti).
Uno scenario drammatico: la metà delle PMI a rischio chiusura
I dati emersi dalla ricerca non lasciano spazio a interpretazioni: qualora il conflitto dovesse protrarsi per un anno o più, la metà delle imprese analizzate rischia seriamente la chiusura.
Il mercato sta subendo ripercussioni immediate: la volatilità del prezzo del gas (+40% nelle quotazioni di Amsterdam) e il timore di un balzo del petrolio verso i 100 dollari al barile — scenario ipotizzabile in caso di chiusura dello Stretto di Hormuz — stanno alimentando l’aumento dei costi di trasporto e carburante. Se a questo sommiamo la contrazione della capacità di acquisto dei consumatori, non stupisce che oltre il 48% delle PMI si dichiari fortemente preoccupato dall’attuale escalation bellica.
Le priorità e le richieste al Governo
Nonostante il quadro complesso, gli imprenditori mantengono una visione lucida e orientata al pragmatismo. La classifica delle principali preoccupazioni per questo inizio 2026 vede:
L’instabilità bellica: (48,4%)
La carenza di personale qualificato: (43,4%) – un tema che resta il vero freno allo sviluppo.
Il caro vita: (38,9%)
La pressione fiscale: (25,3%)
Per contrastare questo stallo e supportare la ripresa, la richiesta principale avanzata dalle PMI al Governo è chiara: detassare gli aumenti in busta paga (64,3%). L’obiettivo è duplice: aumentare l’appeal delle aziende per attrarre i giovani e fornire una leva economica reale che allontani il rischio di chiusura, supportata anche da una detassazione su premi e fringe benefit (23,4%).
A completare il quadro delle richieste, i piccoli imprenditori spingono per un taglio poderoso dell’IRPEF (27,4%) e una nuova rottamazione fiscale (26,3%).
La fiducia nel futuro
Nonostante le criticità, l’imprenditoria italiana non si arrende. Il 40,2% degli intervistati resta sostanzialmente positivo, fiducioso che il trend economico attuale possa reggere almeno fino a Pasqua. Anche sul piano politico, prevale un cauto realismo: in merito al referendum sulla giustizia, sebbene vi sia la speranza di una risoluzione dei problemi strutturali del settore (53,7%), prevale la convinzione che, come in ogni tornata elettorale, sarà l’astensionismo a fare da padrone, segnando la distanza tra le istituzioni e il Paese reale.
I dati parlano chiaro: il sistema produttivo chiede risposte concrete e immediate per proteggere la propria competitività. Come sempre, Evolution Forum Business School continua a monitorare il sentiment e le esigenze delle imprese, convinta che, anche nei momenti di massima incertezza, la formazione e la lucidità strategica restino le armi migliori per chi guida il cambiamento.