Chi è Massimiliano Sechi e perché ha ispirato la platea di Evolution Forum Day
Non ci sono scuse valide per non perseguire i propri sogni e migliorare la propria vita. Noi siamo al 100% responsabili della nostra vita, non siamo vittime.
Ad esporre questo messaggio, già potente di suo, non è un ragazzo qualsiasi ma Massimiliano Sechi, un formatore e speaker motivazionale nato con una rara malformazione congenita che ha portato all’assenza di braccia e gambe. Nonostante questa condizione, Massimiliano ha sviluppato una carriera di successo ed ha ispirato tantissime persone a superare le sfide e raggiungere i propri obiettivi.
Sul palco della 21^ edizione di Evolution Forum Day ha catturato l’attenzione e l’ammirazione con la sua incredibile testimonianza.
“Quando le persone mi guardano vedono il mio aspetto differente rispetto a se stessi – ha spiegato intervistato da Gianluca Spadoni – ma in realtà sono una persona come tutte. Per tanto tempo nella vita non mi sono sentito non all’altezza, per tanto tempo ho creduto di non valere abbastanza, di non essere apprezzato, mi sono sentito giudicato e mi sono sentito non amato. Penso che anche in questo sono come tanti.
Ad un certo punto ho preso consapevolezza del fatto che nel momento in cui ci si assume non il 10, non il 20, non il 90 ma il 100% della responsabilità della propria vita allora capisci che tutto accade per te e che sei tu il protagonista, non la vittima”.
“Ho lavorato tanto, tanto su me stesso – ha raccontato – superando anni di depressione e attacchi di panico. Io, all’inizio, non avevo una carrozzina a motore come ora. Dovevo essere spinto da tutti, non mi potevo muovere in maniera indipendente. Questo ha portato a non potermi esprimere in maniera spontanea e sincera sentimenti come rabbia, rancore o disappunto nei confronti di chi mi doveva spostare. Il rischio era quello di rimanere fermo… Ho quindi passato la vita a cercare di dimostrare agli altri ciò che sono, quanto valgo e soprattutto di poter dare valore alla loro vita per fare si che non mi abbandonassero, che non mi vedessero come uno scarto”.
I problemi psicologici sono continuati anche quando Massimiliano ha raggiunto una maggiore autonomia. “C’erano due parti di me: quella razionale che faceva di tutto per superare la disabilità, essere indipendente e vivere la scuola, gli amici e i videogiochi come un ragazzo qualunque. Poi c’era la parte inconscia che ancora non aveva accettato la disabilità. Accettare vuol dire acquisire consapevolezza del fatto che ognuno di noi nasce con il suo corpo perché ognuno di noi ha una missione ben predefinita in questa terra e che il mondo non potrebbe essere quello che è se ognuno di noi in questo momento non fosse qui e non esistesse esattamente com’è.
Capire questo mi ha veramente cambiato la vita.”
Una consapevolezza nata dopo anni di grandi difficoltà grazie alla passione, ed al talento, per i videogiochi. Massimiliano infatti, nonostante le sfide fisiche e il cyberbullismo, ha raggiunto notevoli traguardi, diventando più volte campione del mondo negli eSports.
“Ho avuto il primo computer a quattro anni, nel 1990. I miei genitori mi regalano il primo Ibm come strumento per aiutarmi ad essere indipendente. Io invece ho imparato a scrivere sia con le braccia che con il piede e mi sono tenuto il computer per giocare fondamentalmente. Il mio primo gioco è stato Prince of Persia. Ho iniziato a giocare nel momento più complicato della mia vita… Si stavano manifestando tutte le paure dei miei genitori: non poter avere una ragazza, non poter avere amici, avere problemi a trovare lavoro. I miei amici iniziavano a uscire e io non lo potevo fare. Loro parlavano di ragazze e io le potevo solo guardare in classe.
In quel momento ho iniziato a buttarmi ancora di più nei videogiochi perché era una realtà che mi permetteva di non percepire più quella differenza nonostante gli altri usassero dieci dita per giocare e io due gomiti. Poi sono iniziato a diventare bravo da lì sono iniziate le prese in giro, perché sappiamo bene che le nostre prestazioni dipendono dalle nostre emozioni, dal nostro stato d’animo e tutti quei ragazzi che prima giocavano con me e mi chiamavano per condividere dei momenti insieme, hanno iniziato a darmi dello storpio, dell’handicappato di m. per farmi uscire dal gioco.
Ho quindi cambiato nickname e continuato a giocare diventando prima campione italiano, poi europeo e poi del mondo”.
Accanto alla carriera da gamer, Massimiliano ha iniziato anche quella di youtuber, pubblicando video in inglese dove raccontava le proprie partite facendo vedere come giocava e prendendo in giro quelli che erano i suoi bulli. Non sapeva che da lì sarebbe arrivata la svolta.
“Un giorno due ragazzi, uno greco e l’altro brasiliano, hanno fatto due video per ringraziarmi. Grazie a me avevano avuto la forza di farsi vedere come erano veramente: uno non aveva una mano, all’altro mancavano tre dita. Prima di allora si riprendevano solo in volto.
Quando ho visto il video mi sono venuti i brividi: questi ragazzi mi stavano insegnando che quello che fa la differenza non è ciò che hai o fai in più rispetto agli altri ma è ciò che fai e sei per gli altri. E in quel momento la mia vita è cambiata completamente. Ho iniziato a entrare nel mondo della formazione, ho iniziato a voler dare un senso più profondo alla mia disabilità. Ho iniziato ad andare oltre a quello che riuscivo a fare nonostante la disabilità e a mostrare ciò che avevo in testa e nel cuore”.
Una grande lezione di vita che ha catturato le oltre 1.000 persone presenti al palazzetto di San Patrignano.