saracinesce chiuse

Crisi commercio, “incentivi a chi valorizza l’identità e le produzioni locali”

Secondo le ultime stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, tra il 2012 e il 2023, in Italia, sono spariti oltre 111mila negozi al dettaglio e 24mila attività di commercio ambulante. Purtroppo la desertificazione commerciale è una emergenza in tante città italiane.

Purtroppo la desertificazione commerciale è una emergenza delle città italiane.

Lo conferma Antonio Decaro, sindaco di Bari dal 2014 e presidente dell’Anci dall’ottobre 2016 che condivide l’allarme lanciato da Confcommercio.

Certamente lo condivido – ha detto in un’intervista al “Sole 24 Ore” -, del resto parliamo di un fenomeno che dura da tempo, precede gli anni duri del Covid ed è stato pesantemente aggravato dalla pandemia, e adesso tutti noi sindaci lo abbiamo sotto gli occhi: serrande abbassate, negozi sfitti, l’abbandono di angoli o di interi pezzi di strada”.

Anci – ha aggiunto – con Confcommercio sta monitorando il fenomeno in città di grande e media dimensione, per mettere in campo iniziative di contrasto”. Quanto alla causa delle chiusure: “Come sempre quando si parla di grandi tendenze, c’è una concorrenza di fattori diversi, e fra questi la difficoltà economiche delle famiglie è ovviamente ciò che ci angoscia di più. Pensate che secondo i dati di Svimez solo nel 2022 l’inflazione ha eroso 2,9 punti del reddito disponibile delle famiglie meridionali. Poi cambia la tipologia del commercio, dobbiamo sapere che il fenomeno della desertificazione commerciale è frutto anche dell’affermarsi di nuovi stili di vita e di consumo, nuove modalità e canali di vendita, l’online soprattutto”.

Per invertire la tendenza i sindaci stanno cercando diverse strade: “In molte città, come nella mia, a Bari, ci sono forme di sostegno e incentivi all’apertura di esercizi commerciali dove siano valorizzati l’identità del territorio e le sue produzioni. Ma, più in generale, la leva da muovere è quella della rigenerazione urbana, sulla quale abbiamo trovato l’adesione e la collaborazione di Confcommercio: dobbiamo avere una visione nuova del terziario urbano, e intervenire per contrastare il degrado dei quartieri che fa seguito alla desertificazione commerciale. Gli spazi privati che non sono più adibiti al commercio non possono essere lasciati alla rovina ma vanno resi nuovamente funzionali e utilizzabili per altre fruizioni da parte dei cittadini, innescando un circolo virtuoso che crea occasioni e vantaggi anche al settore del commercio”.

Quello che aggiunge Massimiliano Alvisi, imprenditore con 20 anni nel settore retail, è che anche i negozianti stessi possono fare la differenza.

Possono ad esempio imparare ad usare le tecniche di marketing digitale, a gestire meglio il magazzino, a fare rete con altri negozianti, a essere aggiornati costantemente.

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