Umberto Galimberti: “Così la tecnica sta ingabbiando l’uomo”
Umberto Galimberti è certamente uno dei grandi pensatori del nostro tempo. Il filosofo, saggista e psicoanalista italiano nei suoi studi ha in particolare affrontato il tema della dimensione umana nell’età della tecnica, analizzando il presente della cultura occidentale con riflessioni profonde e, a tratti, spietate.
Come ha spiegato sul palco di Evolution Forum Business School, “la tecnica non è più un mezzo a disposizione dell’uomo, ma è l’ambiente, all’interno del quale, anche l’uomo subisce una modificazione, per cui la tecnica può segnare quel punto assolutamente nuovo nella storia, e forse irreversibile, dove la domanda non è più che cosa possiamo fare noi con la tecnica, ma che cosa la tecnica può fare di noi“.
Secondo il filosofo la società moderna ha reso centrali, e anzi vitali, le idee di produttività, di efficienza, e tutti quegli imperativi che riguardano il successo, l’ottimizzazione, il progresso, l’affermazione. In questa condizione la percezione dell’uomo moderno si declina sotto la categoria della funzionalità, con il bisogno di raggiungere solo ciò che è utile a scapito del pensiero critico.
Non a caso Galimberti indica l’epoca nazista come momento di nascita dell’età della tecnica: “Chi dirigeva i campi di sterminio hanno testimoniato come il loro obiettivo fosse eseguire gli ordini che gli venivano dati dall’alto. La loro preoccupazione era che tutto funzionasse come previsto”. Altro paragone meno macabro riguarda la finanza: “I funzionari di quelle banche che hanno convinto migliaia di risparmiatori a comparare titoli che sapevano essere spazzatura avevano come preoccupazione quella di raggiungere gli obiettivi dati dai superiori. La tecnica ha l’obiettivo di raggiungere il massimo degli scopi con il minimo possibile di mezzi. La tecnica non è antropologica, riduce l’uomo a mezzo”.
Che la tecnica stia dominando l’essere umano lo dimostra l’uso dello smartphone: “Dite la verità – ha chiesto alla platea di oltre 200 imprenditori e manager – avete scelto voi di avere un cellulare sempre in tasca o è la società che ve lo sta imponendo? Ormai siamo arrivati al punto che un ragazzino senza smartphone rischia l’esclusione sociale.
Vediamo i nostri giovani soffrire di patologie psichiche legate all’insicurezza e all’ansia da prestazione, per cui il senso di inadeguatezza rispetto a obiettivi sempre più alti irraggiungibili diventa la causa prima della depressione. La depressione è un sentimento socialmente indotto da richieste di livelli di prestazione e di efficienza sempre più alti”.
L’età della tecnica sta influenzando profondamente anche i credo dell’essere umano. “La tecnica marginalizza i linguaggi simbolici perché forieri di confusione, quindi pian piano si assiste a una estinzione della dimensione simbolica. Ci sarà meno poesia, meno ideazione, meno immaginazione in quanto presentati come elementi meno utili e meno vantaggiosi. La tecnica ci abitua ad un pensiero binario, il pensiero del “si” e del “no”, impoverendo le sfumature del linguaggio e, ancora, del pensiero”.
È così che la tecnica stessa, da strumento razionale d’ausilio e salvaguardia della vita umana, ha finito per trasformarsi in un apparato di potere autonomo e autosufficiente.
Un trattato che ha lasciato la platea travolta da tanto sapere, un po’ angosciata dalla realtà in cui tutti ormai viviamo e consapevole che l’essere umano siamo molto di più di quello in cui si sta trasformando.
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