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I 4 elementi chiave del successo di Fefè De Giorgi

La partita di pallavolo maschile Italia Giappone alle olimpiadi di Parigi 2024 è stata senza dubbio una delle più intense e spettacolari dell’anno. 

La nazionale italiana ha compiuto una impresa incredibile: sotto 2 a 0, ha vinto il terzo set cancellando tre match point avversari, per poi vincere 3 a 2 la sfida valevole per i quarti di finale.

A guidare la squadra azzurra è il coach Ferdinando “Fefè” De Giorgi, che si conferma uno dei tecnici più validi del panorama mondiale.

Quali sono i segreti del suo successo? A cosa occorre fare attenzione per raggiungere questi livelli? Cosa serve per guidare un gruppo di persone fino ad obiettivi tanto importanti?

Lo ha raccontato durante l’appuntamento di Evolution Forum Business School, davanti ad una platea di imprenditori, manager e partite Iva che hanno potuto apprendere i 4 elementi chiave del suo successo. Spunti che si sposano perfettamente con il mondo dell’impresa, tanto più che De Giorgi ha iniziato la propria carriera da allenatore/giocatore, un doppio ruolo più unico che raro nello sport di alto livello.

  1. Affrontare subito i problemi – “Fin dalla mia prima esperienza in panchina – ha spiegato intervistato da Gianluca Spadoni – ho imparato quanto è importante affrontare subito le situazioni, per risolverle. È meglio non lasciarsi ombre alle spalle. A volte anche le piccole cose, se lasciate andare, possono diventare dei macigni: crescono giorno dopo giorno fino a diventare troppo grandi per essere risolte. Nella mia carriera mi ha aiutato moltissimo andare immediatamente a chiarire anche le piccole cose. Credo sia uno degli aspetti più importanti per dare fluidità e velocità alle nostre organizzazioni: avere quella capacità di non aspettare, non mettere la polvere sotto al tappeto. Per questo, a mio avviso, la mentalità vincente è saper affrontare i limiti, affrontare le problematiche, affrontare tutte le cose”.
  2. Fare ciò che è utile, anche se scomodo – “La domanda che mi faccio sempre, ancora oggi, ad esempio per le convocazioni per la nazionale, è: qual è la cosa più utile per la squadra? Perché è lì che si fa la differenza. Ad evitare le cose scomode sono bravi tutti… Le scelte devono avvenire con il principio di utilità, non di comodità. Devo fare la cosa migliore e più utile per la squadra, anche se non è comoda. Anzi, posso dire per esperienza che tutte le cose utili non sono comode. Ma sono quelle che ti fanno vincere”.
  3. Avere uno staff affiatato e organizzato – “Questo principio – ha raccontato il coach – l’ho imparato per necessità all’inizio della mia carriera da allenatore a Cuneo, quando ero anche giocatore. Era fondamentale per me avere uno staff di persone che potesse compensare le mie assenze, persone alle quali dovevo delegare, persone che dovevano assistermi e aiutarmi dato che dovevo essere dentro il campo. È un’altra squadra che lavora per la squadra. Per questo strategicamente più è coerente e unita più il lavoro va veloce. I componenti devono essere come gli organi del corpo: ognuno ha la sua funzione, e l’organismo lavora bene quando tutti gli organi lavorano assieme ciascuno nel proprio ruolo. Se invece il cuore vuole fare il polmone o il polmone vuole fare il fegato è un problema”.
  4. Mettere la squadra al primo posto – “Con il doppio ruolo ho dovuto affrontare situazioni apparentemente anche banali – ha raccontato – ma che non lo sono affatto. Come la scelta dello spogliatoio in cui cambiarsi. Solitamente infatti i tecnici hanno il proprio spogliatoio. Invece io ero anche giocatore. Perciò ho studiato questa strategia: durante la settimana in generale non mi cambiavo con la squadra nel loro spogliatoio, mi facevo trovare dentro ma non stava dentro a fare la doccia. Invece stavo con il gruppo il giorno della partita, perché quel giorno diventavo più giocatore che allenatore. Altra attenzione: due giorni prima del match io non intervenivo più come allenatore, lo faceva il mio staff. Perché quando fai l’allenatore certe volte punzecchi, crei delle situazioni per fare reagire i ragazzi e io non potevo creare tensioni, dovevo giocare con loro. Quindi c’era un continuo cambio di cappelli con con un unico obiettivo: fare il bene della squadra”.

Insegnamenti preziosi che hanno colpito profondamente tutta la platea.
Puoi ascoltare le parole di Fefè De Giorgi all’interno dei nostri podcast cliccando qui.

Questo contenuto è tratto dal corso di formazione Evolution Forum Business School