Andrea Pontremoli, Evolution Forum Business School

La domanda che un bravo manager (e non solo) dovrebbe porsi continuamente

Spesso, nella frenesia della gestione aziendale o nello svolgimento di compiti specifici, cadiamo nella trappola di focalizzarci sugli obiettivi a breve termine o sulle attività di routine. 

La produttività è certamente un indicatore importante, ma il valore aggiunto va ben oltre la quantità di lavoro svolto. Riguarda il significato e l’impatto di ciò che facciamo. Come leader, manager o imprenditori, dobbiamo continuamente riflettere su come il nostro operato stia contribuendo al successo complessivo dell’azienda, al miglioramento dei processi e, soprattutto, alla crescita delle persone che ci circondano.

Come ha spiegato egregiamente Andrea Pontremoli, Ad di Dallara Automobili, intervenuto in Evolution Forum Business School, la domanda che dobbiamo porci continuamente è “Che valore aggiunto sto portando?”. In questo modo possiamo mantenere alta la qualità delle decisioni e delle azioni intraprese. In questo contesto, parlare di valore aggiunto significa non solo completare il proprio lavoro, ma farlo con un impatto positivo, creando opportunità, risolvendo problemi e stimolando innovazione.

Ma cosa significa concretamente “valore aggiunto” in azienda? Non si tratta solo di risultati economici. Può significare un approccio innovativo a un problema, un miglioramento nei processi interni, una nuova visione strategica o anche la capacità di far crescere i propri collaboratori. Si tratta di pensare a lungo termine, di guardare oltre il presente per costruire qualcosa di più solido e duraturo.

Un esempio straordinario di come questa mentalità possa essere applicata nella pratica viene dallo stesso Pontremoli, non a caso uno dei migliori manager italiani per i risultati aziendali ottenuti e per la sua capacità di continuare a creare valore per la società e la comunità.

Pontremoli racconta un episodio cruciale della sua carriera. A soli 32 anni, era diventato il più giovane direttore in IBM, guidando un team di 150 persone a Torino. Il suo gruppo aveva raggiunto risultati eccezionali, contribuendo al successo dell’azienda in un modo che non si vedeva da decenni. “Veramente eravamo molto bravi”, ricorda. Tuttavia, in mezzo a questo successo, arrivò una richiesta inaspettata: l’azienda gli chiese di diventare direttore finanziario in un ufficio di sole otto persone, per di più in un’altra città.

Il suo primo commento ai superiori fu: “Non so nulla di finanza”. Eppure, la risposta che ricevette lo lasciò senza parole: “È proprio per questo che ti diamo quel compito, devi imparare”. Questo momento segnò un punto di svolta nella carriera di Pontremoli. Nonostante fosse fuori dalla sua zona di comfort, accettò la sfida, consapevole che il suo vero valore non risiedeva solo nelle competenze già acquisite, ma nella sua capacità di imparare e adattarsi.

Come ha raccontato, quel ruolo fu determinante per il successo della propria carriera per tre motivi. Il primo è quello di concentrarsi, come detto, sul proprio valore aggiunto. Il secondo è che in quel modo ha capito come girano i numeri, dandogli competenze fondamentali per guidare una (grande) azienda.  La terza, e forse più importante, è la capacità di delegare. “Come facevo a dire cosa fare a uno che ne sapeva dieci volte più di me?” ha ricordato. Di qui lo sforzo di lavorare sul vero valore di sé.

L’esperienza di Pontremoli offre un insegnamento chiave: il valore aggiunto non è statico. Ogni ruolo professionale comporta nuove sfide, e il modo in cui un leader le affronta può fare la differenza non solo per il proprio sviluppo, ma anche per quello dell’intera organizzazione. Questa attitudine a mettersi in gioco e a uscire dalla zona di comfort è ciò che separa i manager mediocri da quelli eccellenti.

Un bravo manager non deve solo eseguire compiti, ma deve continuamente migliorare, imparare e innovare. È in questa dinamica di apprendimento continuo che si manifesta il vero valore aggiunto. L’esempio di Pontremoli ci invita a riflettere su quanto sia importante affrontare il cambiamento e accettare nuove sfide. Nelle organizzazioni di oggi, dove l’innovazione e la flessibilità sono essenziali, il valore aggiunto può manifestarsi solo attraverso una mentalità aperta al cambiamento.

Come i manager possono creare valore aggiunto

Mettere in pratica questo concetto può sembrare semplice a parole, ma richiede un impegno costante e una profonda consapevolezza. Ecco alcuni spunti pratici per aiutare i manager e i professionisti a portare valore aggiunto nelle loro organizzazioni:

  1. Valutare costantemente il proprio impatto: Non limitarsi a chiedersi se si stanno completando i compiti assegnati, ma valutare l’impatto delle proprie decisioni sul lungo periodo. Qual è l’effetto del proprio lavoro sulla crescita del team e dell’azienda?
  2. Essere disposti a imparare: L’aneddoto di Pontremoli ci ricorda che non bisogna mai fermarsi davanti alla paura di non conoscere qualcosa. Ogni sfida è un’opportunità di apprendimento, e più si è disposti a imparare, più si contribuisce al valore aggiunto.
  3. Pensare in ottica di lungo periodo: I migliori manager non cercano risultati immediati, ma lavorano per costruire qualcosa di solido e duraturo. Investire tempo e risorse nello sviluppo delle persone, nella creazione di processi migliori e nell’innovazione porterà frutti a lungo termine.
  4. Coinvolgere e ispirare il team: Un buon leader sa che il proprio successo dipende anche dal successo degli altri. Portare valore aggiunto significa anche creare un ambiente dove i collaboratori possono esprimere il loro potenziale e contribuire attivamente alla crescita aziendale.
  5. Accettare il cambiamento e l’incertezza: In un mondo in costante evoluzione, restare fermi è pericoloso. Il vero valore aggiunto deriva dalla capacità di accogliere l’incertezza come un’opportunità di innovazione e miglioramento.

Per questo “Che valore aggiunto sto portando?” è una domanda che ogni manager e professionista dovrebbe porsi costantemente. Non basta completare i propri compiti; occorre riflettere sull’impatto che il proprio lavoro ha sul team, sull’azienda e, più in generale, sul futuro. Accettare nuove sfide e uscire dalla propria zona di comfort è fondamentale per crescere e creare valore in un contesto professionale. Solo attraverso l’innovazione, l’apprendimento continuo e una mentalità aperta al cambiamento si può davvero fare la differenza.

Chiedersi costantemente quale valore aggiunto stiamo portando ci aiuta a focalizzarci sul lungo termine, a migliorare costantemente e a diventare leader più bravi e apprezzati.

Questo contenuto è tratto dal corso di formazione Evolution Forum Business School