Perché fingere di essere qualcosa che non sei? – Martina Colombari

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Perché fingere di essere qualcosa che non sei? – Martina Colombari

Martina Colombari per Evolution Forum

 

Sono la normalità e l’essere sempre fedele a se stessa, a rendere speciale una ragazza normale? Lei è Martina Colombari: con la corona di Miss Italia inizia la storia di successi di una donna che non ha mai smesso di impegnarsi, nel lavoro, nella famiglia e per gli altri.

Si può essere personaggi pubblici e allo stesso tempo conservare una dimensione di normalità e custodire la propria sfera privata? Quanto lavoro c’è dietro al successo, in particolare per una ragazza che ha conquistato tutti con la sua bellezza, ma che ogni giorno si alza con la stessa voglia di migliorarsi e contribuire a rendere migliore anche la vita degli altri? 

Gianluca Spadoni lo ha chiesto a Martina Colombari, durante la diretta di Evolution Forum Live in cui, amica tra amici, lei si è raccontata con la naturalezza che la contraddistingue. 

Nella pagina del suo sito, dedicata alla sua biografia, si legge: la straordinaria avventura di una ragazza quasi normale. È infatti una bellissima avventura quella di Martina Colombari. Nata a Riccione nel 1975, nel 1991, dopo il titolo di Miss Italia, viene inserita tra le top models internazionali dell’epoca, dall’agenzia Riccardo Gay Model Management. Inizia così una ventennale carriera nella moda, che la porta a lavorare con i fotografi più affermati del mondo, le più importanti testate di moda e a sfilare per tutte le più grandi maison. La sua vita professionale si arricchisce poi con il cinema, la televisione, la conduzione, inoltre si cimenta con la fotografia e la scrittura. Nel 2004 sposa Alessandro Costacurta, ed è mamma di Achille. Dal 2007 coltiva il suo impegno sociale affianco alla fondazione Francesca Rava NPH Italia. 

Una donna, una professionista, una mamma in prima linea, ma quanto è stato difficile trovare e mantenere il proprio equilibrio e a mantenerlo nel tempo. 

“Giovanissima lasci la Romagna per traferirti a Milano – introduce la conversazione Gianluca Spadoni – Come hai vissuto questo cambiamento?” 

“Se penso ai miei inizi mi viene ancora da piangere, è stato difficilissimo- racconta Martina Colombari – Avevo 16 anni e gli ambienti che frequentavo erano di adulti, e poi non avevo la mia famiglia e gli amici, vicino a me. Dovevo imparare un mestiere totalmente nuovo, quando ti aspetteresti invece di andare a scuola. Ero nel mondo del lavoro, un mondo per certi versi bellissimo, moda, TV. Ma Milano è una città enorme, raggiungere i diversi posti era difficile, ci muovevamo con Tutto Città sempre in mano. È anche vero che ci si abitua tutto, e a Milano sono cresciuta, maturata. Milano mi ha accolta a braccia aperte, mi ha dato tutto, un lavoro, un amore, una famiglia, un contesto amicale importante. L’ideale per me oggi sarebbe vivere un po’ a Roma e un po’ a Milano. Riccione invece rimane la mia terra, una dimensione completamente diversa. Mi piacciono la grinta e la verve dei romagnoli, la loro voglia di non fermarsi. L’accoglienza e la cura per le persone”. 

“Sei una delle Miss Italia che è rimasta nel tempo, che ha saputo crescere e mettere a frutto l’opportunità data da quel titolo. Se dovessi darti un brava, per che cosa te lo daresti?” 

“Sei stata brava Martina, perché non ha mai mollato, ti sei sempre reinventata, non sei fermata davanti alle sfide, perché hai avuto la forza di rimetterti in gioco. Brava perché posso dire a mio figlio che tutto quello che ho fatto, l’ho fatto in maniera corretta, vera, concreta, senza scorciatoie, studiando e impegnandomi. L’impegno e lo studio spaventano i giovani, è complicato far capire loro cosa sono i sacrifici. Avrei potuto fare di più? Forse si, avrei potuto provare ad andare all’estero, avrei potuto studiare di più le lingue e magari vivermi l’università e non fermarmi al liceo. Ma continuo a studiare ugualmente”. 

“Delle tre dimensioni, Modella, Attrice e Conduttrice, quale senti più tua?” 

“Con il covid, si è interrotta la mia prima tournèe teatrale, la mia prima esperienza in teatro. Quando sono su quel palcoscenico non vorrei scendere. Ho scoperto una recitazione diversa, ti senti un artigiano che sta creando qualcosa da donare agli altri. Il pubblico è pronto a ricevere, ed è uno scambio continuo. Tu hai una grossa responsabilità nei confronti del pubblico che ti viene a vedere. Tutto quello che ho fatto, mi è piaciuto. In questo momento, forse perché io sono cambiata, maturata, ho bisogno di qualcosa in più, che non sia legato solo alla mia immagine. Il teatro mi dà la possibilità di essere più partecipe. Chi fa un mestiere come il nostro, ha bisogno dell’energia del riconoscimento del pubblico, ma questo non significa snaturare noi stessi per assecondare le richieste degli altri, cosa che invece si tende a fare”. 

“Ho incontrato tante persone, ma nei ruoli decisionali si trovano sempre poche donne. Anche nel mondo dello spettacolo la sfida per far emergere le proprie qualità per una donna è difficile?” 

“Coniugare la vita professionale, il ruolo di madre e moglie è complicato, ed è inutile che ci giriamo intorno, per un uomo non è la stessa cosa. Le carriere delle donne sono sempre penalizzate in qualche modo, in più ci viene chiesto spesso di diventare un po’ uomini, adducendo che ci renda più credibili e capaci. Se poi sei bella devi dimostrare il doppio. L’ideale sarebbe non farci la guerra tra uomini e donne, ma collaborare e unire le forze, le capacità e le competenze dei due mondi, quello maschile e quello femminile. Perché siamo diversi e insieme tutto funzionerebbe meglio. Non abbiamo ancora capito che le diversità devono creare unicità, perché quando ci riusciremo tutto sarà più semplice e funzionerà meglio. Riuscire a pensare che persone diverse possono andare per la stessa strada, rendendola completa e unica, è fare bingo!” 

“Come gestisci la Martina professionista, quella moglie, e la mamma? Privacy e profilo pubblico?” 

“La nostra è una famiglia semplice, normale, nonostante facciamo due mestieri in qualche modo speciali. Siamo persone senza grilli per la testa, non ci sentiamo rock star. La nostra quotidianità è semplice e questo penso ci abbia preservato dalla giungla che è fuori dalle nostre finestre. È vero anche che abbiamo avuto rispetto delle due carriere. Ci siamo conosciuti che eravamo già noti e poi alla fine è sempre una questione di scelte. Puoi scegliere di farti vedere in un bar del centro o di andare in una pizzeria in collina. Sei tu che decidi quanto del tuo privato dare al pubblico. Lo stesso vale per i social per esempio. Inoltre penso sia determinante la disciplina, io sono la disciplina. 

Mio figlio è molto diverso, è molto romagnolo, con tanti grilli per la testa, ma ha anche due genitori ingombranti, e su di lui ci sono aspettative importanti. 

Oggi sono convinta che la normalità di prima abbia fatto male a tutti e al pianeta, non desidero tornare a quella normalità. Mi piace pensare che questo sia l’inizio di un’evoluzione, di qualcosa di diverso, che ci permetterà di cambiare in meglio le nostre città, le nostre abitudini. 

Sentirsi utili per gli altri, per esempio, dà un senso differente alla tua vita. Perché non ci viene insegnato a fare del bene? Penso sia più importante dell’istruzione. Fare bene e avere cura di noi stessi, per fare poi del bene agli altri concretamente. Dobbiamo pensare che c’è chi non sta bene come noi, dobbiamo imparare a vedere chi c’è dall’altra parte del pianerottolo. Se vuoi lasciare qualcosa di buono devi imparare a fare del bene agli altri, senza egoismo. Non dobbiamo smettere mai di ringraziare per questa vita che è gratuita”. 

Questi sono i punti salienti di un’intervista densa di spunti di riflessione e ricca di sorrisi che puoi vedere in versione integrale

Martina Colombari vi aspetta alla 23° edizione di Evolution Forum Day!

 

 

2020-07-22T12:12:31+02:00