Intelligenza Emotiva: alla scoperta della Soft Skill il doppio più importante delle competenze tecniche (secondo Daniel Goleman)

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Intelligenza Emotiva: alla scoperta della Soft Skill il doppio più importante delle competenze tecniche (secondo Daniel Goleman)

2021-04-01T18:49:35+02:00

Oggigiorno rimbalza un po’ sulla bocca di tutti, l’Intelligenza Emotiva è un concetto sdoganato soprattutto nel settore del recruiting in quanto rappresenta un’abilità molto ricercata e richiesta dal mondo del lavoro… ma cos’è di preciso?

Prima di addentrarci nelle definizioni più ampie, l’Intelligenza Emotiva è anche nota come Quoziente Emozionale (QE), Quoziente di Intelligenza Emotiva (QIE) e Leadership Emotiva (LE).

Secondo la teoria elaborata dagli psicologi Salovey & Mayer, l’Intelligenza Emotiva è la somma di diversi “fattori-chiave” quali:
– la PERCEZIONE DELLE EMOZIONI: un’abilità fondamentale grazie alla quale siamo capaci di rilevare le nostre emozioni e quelle altrui;
–  USO DELLE EMOZIONI, ovvero l’utilizzo deliberato che ne facciamo pensando o risolvendo problemi;
COMPRENSIONE DELLE EMOZIONI, intendono la capacità di coglierne le variazioni nel tempo;
GESTIONE DELLE EMOZIONI, si tratta della facoltà di regolarle.

Successivamente, lo psicologo e giornalista scientifico Daniel Goleman, scrisse una propria definizione di Intelligenza Emotiva che da allora ha conferito “forma”  a questo concetto così astratto: secondo Goleman l’Intelligenza Emotiva si riferisce alla capacità di riconoscere i propri e gli altrui sentimenti e di gestire positivamente i propri stati d’animo. Più in generale si tratta dell’insieme di competenze che guidano la persona anche – e soprattutto – nel campo della Leadership.

Secondo Goleman, questi sono i fattori critici che la caratterizzano:
AUTOCONSAPEVOLEZZA, ovvero saper discernere cosa si sta provando e perché lo si sta provando;
AUTOREGOLAZIONE, attraverso questa abilità sappiamo isolare i punti di forza delle emozioni, così come i punti deboli, e siamo in grado di adattare il nostro atteggiamento a seconda delle situazioni che si presentano;
ABILITÀ SOCIALE, ovvero la capacità di coordinare le interazioni con le persone allo scopo di raggiungere fini e obiettivi condivisi;
MOTIVAZIONE, la facoltà di riconoscere i pensieri negativi e trasformarli in pensieri più utili e funzionali;
EMPATIA, questa capacità arriva alla comprensione e a “sentire sulla propria pelle” lo stato d’animo altrui.

È possibile migliorare la propria Intelligenza Emotiva?
Secondo Daniel Goleman, certamente sì.
Occorre definire un accurato EQ di partenza attraverso una serie di test specifici e stipulare un “contratto con se stessi” atto a migliorare le carenze emerse dai test, attraverso l’autoconsapevolezza e l’allenamento.

Qual è l’impatto che ha l’Intelligenza Emotiva sulla persona?
L’impatto di questa qualità è estremamente positivo e riscontrabile in ogni sfera della vita di un individuo: si osserva un miglioramento dei rapporti sociali, familiari, sentimentali e lavorativi; agendo in maniera emotivamente intelligente la percezione che gli altri hanno di noi si alza notevolmente e le performance lavorative anche.

Come si evidenzia l’Intelligenza Emotiva, ad esempio, in un candidato?
Una delle domande preferite dei recruiter per valutare il livello di Intelligenza Emotiva durante il colloquio di assunzione è: “Qual è il peggior errore che hai commesso durante lo svolgimento di un lavoro, e come lo hai gestito?”

…tu cosa risponderesti??? 🙂

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