Il successo è sempre un gioco di squadra. Collaborazione la soft skill dei vincenti.

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Il successo è sempre un gioco di squadra. Collaborazione la soft skill dei vincenti.

2020-11-25T09:29:17+01:00

Chi pratica un qualsiasi sport lo sa bene che la vittoria, la meta, il traguardo, il gradino più alto del podio, sono sempre il frutto di un gioco di squadra, anche quando si tratta di una disciplina individuale. La capacità di collaborare, di lavorare con gli altri, di agevolare il lavoro di squadra per raggiungere un fine comune è una delle qualità tra le più ricercate nel mondo del lavoro di oggi.

In un mondo sempre più piccolo e sempre più complesso è sotto gli occhi di tutti che la  collaborazione sia quanto mai necessaria ed essenziale. La collaborazione, letteralmente “lavorare  con” è una qualità trasversale nel mondo naturale, ma che nell’uomo ha permesso di fare fronte  progressivamente ai problemi e a trovare le soluzioni che ci hanno portato allo sviluppo attuale, ed  è la stessa mancata collaborazione, o l’incapacità di collaborare realmente, a creare molte delle  disparità a cui assistiamo ogni giorno.  

Le vicende riportare quotidianamente dalla cronaca, ci confermano che il Noi è essenziale.  

Andando nel dettaglio del lavoro, delle dinamiche aziendali e professionali, in un panorama  sempre più caratterizzato da una progressiva e pervadente meccanizzazione, la collaborazione  rimane una prerogativa prettamente umana. Ad ogni livello, quindi, è sempre più richiesto di  smettere di pensare all’orticello, al portare a termine il compitino, per mettere competenze,  esperienze, informazioni, talenti, abilità e risorse a disposizione per portare a termine un lavoro,  realizzare un progetto, far fronte ad una necessità. 

Non è più pensabile di potersi considerare autonomi, autosufficienti, basta riflettere su quante  competenze, quante parti della produzione sono spesso esternalizzate. Le nuove tecnologie e i  nuovi modelli imprenditoriali dimostrano come sia possibile anche realizzare aziende che non  esistono fisicamente, ma solo nella dimensione della collaborazione per raggiungere un obiettivo.  

Collaborare è quindi mettere in un “capitale sociale condiviso” il nostro valore, in modo che uno  più uno, possa dare somma tre. Non solo fare bene quello che si sa fare, ma fare quello che è  giusto, fare quello che serve.  

Questo implica non solo avere chiari gli obiettivi e come li si vuole raggiungere, ma anche imparare a cercare e mettere in evidenza le qualità altrui, dobbiamo concentrarci sugli altri e non solo su noi  stessi e mettersi al servizio: perché il bene del singolo dipende da quello della comunità. Tu puoi  essere un attaccante infallibile, ma se nessuno ti passa la palla o ti permette di avere via libera  verso la porta, difficilmente avrai la possibilità di fare goal. Puoi essere un professionista puntuale  e irreprensibile nel tuo lavoro, ma vale poco se l’azienda chiude.  

Cosa serve per migliorare la nostra capacità di collaborare? Per allenarci in questa disciplina così  complessa ma che sa regalare immense soddisfazioni?  

Proponiamo un piano di allenamento che si sviluppa in sette esercizi che vanno eseguiti con  costanza e senza mai tralasciarne uno a discapito di un atro.  

1) Fare le cose per primi, non aspettarsi qualcosa, non chiedere qualcosa in cambio di  qualcos’altro, ma domandare cosa possiamo fare per agevolare il lavoro.  

2) Riconoscere il valore delle persone con cui ci troviamo a collaborare.

3) Scambiare il più possibile informazioni, agevolare la comunicazione.  

4) Ricordarsi di un gesto semplice ma importantissimo come ringraziare, è il primo modo che  abbiamo per mostrare riconoscenza, per mostrare apprezzamento nei confronti dell’altro,  partendo dal presupposto che niente ci è dovuto.  

5) Trovare sempre il tempo per spiegare, per chiarire, per organizzare, per mettere al  corrente tutti di cosa si sta facendo e soprattutto perché. Se non si ha tutti chiaro il piano  d’azione e le motivazioni che spingono ad agire diventa difficile condividere le seconde e  capire cosa sia necessario per il primo.  

6) Allenarsi a camminare nelle scarpe degli altri, coltivare le nostre capacità di empatica e di  conseguenza anche accettare di essere messi in discussione, che il nostro punto di vista  non necessariamente è l’unico valido.  

7) Mettere in discussione le nostre certezze, imparare a valutare ed esplorare vie alternative,  metodi e conoscenze diversi da quelli a cui siamo abituati.  

In ogni caso dobbiamo essere consapevoli che il mondo del lavoro punta sempre di più sul noi,  sulla squadra e che in generale la vita non è uno sport per individui. 

 

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