Il pensiero critico: l’ingrediente segreto per veri gourmand della vita.

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Il pensiero critico: l’ingrediente segreto per veri gourmand della vita.

2020-11-19T09:56:14+01:00

Una ricetta complessa quella dell’economia e del mondo del lavoro di oggi, in cui gli ingredienti a disposizione vanno scelti, usati, dosati e lavorati con discernimento ed intelligenza, affinché il nostro piatto abbia successo, sia d’ispirazione per altri e superi il giudizio del critico più severo: il mercato.

Quali elementi rendono la nostra preparazione unica e capace di far venire l’acquolina in bocca a un datore  di lavoro o ci farà scegliere dall’azienda in cui desideriamo lavorare da sempre? Cosa ci rende indispensabili  nel mondo del lavoro di oggi, un mondo che corre a briglie sciolte attraverso un cambiamento costante,  dettato dell’evolvere della tecnologia? La risposta è semplice ma non scontata, il nostro essere “umani”, o  meglio tutte quelle caratteristiche e qualità prettamente umane che sono state recentemente individuate  con il termine soft skills.  

Un “paniere” complesso ed articolato quello delle soft skills, in cui troviamo l’empatia ma anche le capacità  organizzative, l’attitudine alla collaborazione e il problem solving, ma l’ingrediente tra i più ricercati, capace  di insaporire e dare senso a molte, se non a tutte le altre soft skills è sicuramente il “Pensiero critico”.  

Cos’è? Dove si impara? Quando si usa? Come va dosato? Soprattutto perché è tanto importante?  

Con pensiero critico si identifica fondamentalmente una delle caratteristiche distintive dell’essere umano,  che è quella del pensiero, e in particolare dell’elaborazione delle informazioni e delle sollecitazioni che  arrivano dall’ambiente, naturale, sociale o emotivo che sia, per trarne insegnamenti utili o per determinare  delle risposte adeguate alle diverse situazioni.  

Che segreto sarebbe? La capacità di pensare, elaborare informazioni e ragionare l’hanno tutti…si ma non  tutti la usano allo stesso modo e soprattutto lo sanno fare nel preciso contesto storico, economico e sociale  in cui ci troviamo a vivere.  

Vi ricordate dell’evoluzione tecnologica di cui si è parlato sopra? Quella stessa evoluzione sta determinando  una, non equivalente ma comunque preoccupante involuzione del ruolo attivo delle persone. Non solo le  macchine sempre più spesso sostituiscono fisicamente l’uomo nelle funzioni fino a questo momento suo  appannaggio, ma si sta sviluppando il fenomeno definito come “Analfabetismo Funzionale”.  

Chi sono gli analfabeti funzionali? Ovviamente si tratta di una situazione ben diversa dallo saper leggere o  scrivere, afferisce invece alla capacità di selezione, elaborazione ed utilizzo delle informazioni.  

Già l’informazione è la vera giungla dove si gioca oggi la lotta per la “sopravvivenza”, quella selezione di  darwiniana memoria, fatta dal mondo digitale e non più da quello naturale.  

Internet, i social media, i media, mettono a disposizione in tempo reale e senza soluzione di continuità in  qualsiasi momento e luogo un numero pressoché infinito di informazioni. Informazioni il più delle volte  confezionate per risultare vere o almeno verosimili anche se sono completamente false. Accade spesso che, chi è nato e cresciuto immerso nel mondo digitale, o chi ha assunto come modalità di pensiero quella  binaria propria delle macchine, fatichi a distinguere il vero dal falso, l’utile dal superfluo, nell’oceano delle  informazioni disponibili. Un oceano in cui è convinto di trovare immediatamente tutte le risposte, perché certo che l’acquisire informazioni equivalga ad immagazzinare conoscenza e sapere.  

Come ogni cuoco ben sa, per fare la maionese non è sufficiente avere uova fresche. Il tuorlo d’uovo è la  base, poi servono gli altri ingredienti, serve una ricetta, seguire un processo, bisogna fare delle azioni,  servono fatica, dedizione, impegno, concentrazione e comunque in ogni momento la maionese potrebbe  impazzire. Allo stesso modo la conoscenza, il sapere, quello utile, è il frutto di un processo che parte  dall’informazione ma che non si esaurisce con essa. La ricetta per ottenere conoscenza è appunto il  “pensiero critico”. Davanti ad un’informazione per esempio incominciare con il fermarsi per capire se la  fonte che ce la propone è affidabile, autorevole, deputata a dare quel tipo di notizia, quante volte persone 

senza nessun titolo “urlano” attraverso i social la loro “verità” che viene accolta come tale da chi distratto è  colpito dal tono di quella voce e comincia a farle eco. Una volta verificato che il nostro tuorlo/informazione è effettivamente biologico e fresco, possiamo cominciare la nostra preparazione: iniziamo a porci  domande, a vagliare ed elaborare il dato in base alle conoscenze che abbiamo già acquisite, alla nostra  visione del mondo, al contesto, per trarne delle conclusioni utili e utilizzabili, per esempio per risolvere un  problema. Il pensiero critico è anche quello che ci permette di non fermarci a seguire pedissequamente la  ricetta nella speranza di ottenere un risultato sempre più buono, è quello che ci spinge a sperimentare  variazioni, a perfezionare il processo, che ci fa mettere in dubbio il risultato per ricercarne uno migliore. Il  pensiero critico è quello che ci permette di capire che cosa ha fatto impazzire la nostra maionese per  evitare di fare lo stesso errore altre volte, è quella cosa ci permette di elaborare un momento difficile, una  battuta d’arresto, una caduta per farla diventare un trampolino di partenza, un punto di forza.  

Quindi quando si applica il pensiero critico? La risposta vien da sé…sempre: quando incontriamo una  persona per non farci sopraffare dalla prima impressione o peggio dai pregiudizi. Quando dobbiamo  prendere decisioni, fare progetti, agire in generale.  

Come lo si applica? Fermandosi a contare fino a cinque, prendendosi il tempo (tempo che diminuisce  sensibilmente con la pratica e l’allenamento) per riflettere, per elaborare informazioni e scenari, per  mettere in discussione le informazioni o il nostro modo di interpretarle, per osservare da punti di vista  diversi da quello in cui ci troviamo comodi. Perdere la nostra capacità di pensare in maniera critica,  equivale a perdere contro le stesse macchine che abbiamo contribuito a mettere a punto. Il pensiero critico  ci permette di essere insostituibili.

 

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