Il costruttivismo: la realtà è una scoperta o un’invenzione? – Max Damioli

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Il costruttivismo: la realtà è una scoperta o un’invenzione? – Max Damioli

2020-09-21T11:20:48+02:00

La vita è un processo cognitivo: vivere significa conoscere e conoscere significa vivere. È attraverso il processo cognitivo, che nasce dall’esperienza individuale, che ogni essere vivente genera il proprio mondo. L’esperienza vissuta è il punto di partenza di ogni conoscenza e l’uomo compie le proprie esperienze attraverso il proprio corpo avente struttura determinata. Soggetti diversi rispondono in maniera diversa ad uno stesso stimolo e la risposta sarà determinata dal modo in cui l’osservatore è strutturato. È la struttura dell’osservatore che determina come esso si comporterà e non l’informazione ricevuta. L’informazione in sé non ha significato se non quello che le attribuisce il sistema con cui interagisce, perciò la sua stessa esistenza, e la stessa realtà oggettiva, può essere messa «tra parentesi», secondo un’espressione utilizzata da Husserl.

Secondo il Costruttivismo la realtà è un’invenzione del nostro cervello, una costruzione mentale.

Tutte quelle proprietà che si credeva facessero parte delle cose, si rivelano così proprietà dell’osservatore, per cui l’oggettività che conta non è quella esterna e indipendente dal soggetto, ma quella data dall’obiettivo (mentale) verso cui si dirige ogni atto intenzionale del pensiero.

Secondo le neuro scienze, che studiano la struttura e il funzionamento del sistema nervoso, il nostro cervello ha una struttura complessa sin dalla nascita, composta da tante parti che eseguono o coordinano funzioni specifiche. 

Nel primo anno di vita, avviene una sorta di selezione tra i neuroni e le sinapsi del nostro cervello, attraverso l’utilizzo derivante dalla stimolazione in relazione all’esperienze che viviamo; quindi in sostanza una buona parte di neuroni e sinapsi scompaiono dal nostro cervello perché non utilizzate e stimolate dalle esperienze che viviamo e restano solo quelle utilizzate e stimolate. 

Possiamo perciò evidenziare una relazione tra esperienze ed interazione con il mondo ed il modellamento del nostro cervello.

Piaget spiega come funziona la nostra mente, sostenendo che essa cerca di fare delle previsioni future di ciò che potrebbe accadere e ciò che realmente accade funge da conferma o smentita della previsione fatta indicandone l’esattezza; in altre parole, noi ci creiamo aspettative mentali su una esperienza e tale esperienza ci corregge le nostre aspettative mentali in modo che le previsioni future possano essere più precise.

Questo meccanismo di apprendimento del cervello basato sulla correzione dei confini delle nostre aspettative attraverso l’esperienza, genera una sorta di mappa mentale, comunemente chiamata “mappa del mondo”, nella quale vengono segnati i nostri confini mentali relativi alle esperienze vissute, mappa che può essere modificata data la plasticità del cervello: si può definire infatti il cervello come un sistema auto poietico, cioè che auto ricrea, una sorta di emulatore di realtà che auto crea la sua realtà.

Il Costruttivismo si basa su alcuni presupposti che verranno ora presi in esame:

Il primo presupposto del Costruttivismo 

asserisce che lo stato mentale determina la realtà che una persona vive. Per stato mentale si intende quel dinamismo psichico, caratterizzato da una corrispondenza tra la percezione che una persona ha della realtà e lo stato emotivo in cui si trova.

La nostra percezione della realtà infatti è strettamente correlata al nostro stato mentale in un dato momento: è come se fosse un paio di occhiali con i vetri colorati con i quali vediamo la realtà; dunque quando siamo neri dalla rabbia è facilmente comprensibile vedere il mondo intorno a noi più scuro e quindi percepirlo con una certa durezza. 

Se tuttavia cambiassimo gli occhiali e ne indossassimo un paio con lenti rosa, quella stessa realtà ci apparirebbe in maniera completamente diversa, generando in noi sensazioni del tutto differenti.

Per approfondire meglio questo concetto possiamo analizzare una serie di corollari collegati a tale principio:

 

  • La conoscenza obbliga
  • L’esperienza è la causa, il mondo è la conseguenza.
  • La causalità lineare è la maggiore superstizione.

 

Proviamo ad approfondirli uno per volta.

  1. Fino ad oggi abbiamo creduto che la conoscenza renda liberi, quindi tutte le volte che siamo riusciti a conoscere qualcosa, a creare una netta differenziazione tra una cosa e l’altra, abbiamo pensato di aver raggiunto una sorta di verità incontestabile, da dover solo depositare dentro di noi e da utilizzare all’occorrenza. Invece non è così dato che ciò che crediamo sia vero per noi è vero solo per noi, in quel dato momento, e se cambiamo il modo di vedere quella stessa cosa cambierà anche ciò che crediamo, perché il mondo non esiste se non nel nostro percepirlo in maniera soggettiva: quindi siamo noi ad auto generarlo.
  2. Tra l’altro la nostra conoscenza del mondo è strettamente legata alla nostra esperienza, di fatti noi possiamo conoscere solo ciò di cui abbiamo fatto esperienza e solo dopo aver fatto quella esperienza specifica possiamo condividerla con gli altri parlandone e raccontandola.

Per esempio, un membro di una tribù che vive nella Foresta Amazzonica, non avendo mai fatto esperienza di una Smart Box, non potrà conoscerla e di conseguenza nel suo mondo fatto di foresta, natura, caccia ed altro ancora non ci sarà neanche la minima presenza del concetto di Smart Box: le esperienze che noi facciamo sono l’unico mezzo di conoscenza del mondo che creiamo.

  1. Secondo Piaget noi creiamo nella nostra mente il concetto di causa effetto, quel principio secondo il quale ad ogni causa corrisponde un effetto logico ed ogni effetto è naturale conseguenza logica di una causa, durante i primi due anni di età, durante quel periodo che possiamo definire senso motorio.

Il Costruttivismo sostiene invece che tale concetto di causalità lineare è solo una superstizione: infatti anche se noi cerchiamo di collegare in maniera lineare determinati eventi tra loro, definendoli come l’uno logica consequenzialità dell’altro, non possiamo affermare con assoluta certezza che lo siano realmente.

Il secondo presupposto del Costruttivismo 

prevede che la consapevolezza di sé si determini in un percorso che va da una percezione indifferenziata ad una differenziata e che in tale percorso di differenziazione si definisce la nostra identità.

Infatti l’uomo durante la sua crescita attraversa un percorso che prevede le seguenti tappe: bambino o meglio estasi, adulto, paranoia.

Quando nasce l’uomo si trova in una condizione indifferenziata dal tutto, in totale fusione con il mondo che lo circonda, fusione che possiamo definire stato di estasi; poi attraverso la crescita e le esperienze fatte comincia a diventare adulto, creando differenziazione tra sé ed il mondo e costruendosi il proprio carattere attraverso la creazione delle sue mappe del mondo, mappe che lo differenziano dagli altri esseri umani. Se tale differenziazione diventa molto marcata, l’uomo può entrare in quello stato patologico che potremmo definire di paranoia. 

Pertanto la vita dell’uomo si muove in quel territorio immaginario che si trova tra il saper vivere stati di estasi, mettendo da parte la critica, e l’utilizzarla sapientemente 

Il terzo presupposto del Costruttivismo 

sostiene che l’esperienza di relazione consiste nel saper guidare e nell’essere guidati dagli altri. 

Tale modello di relazione può essere meglio rappresentato da una danza nella quale si è alternatamente guidati e guida dell’altro ed ha come presupposto fondamentale la reciproca fiducia.

Solo in questa maniera si può godere pienamente della relazione con gli altri, vivendo quelli stati di totale estasi che possiamo definire di trance naturalistica, nei quali tutto fluisce con una certa facilità ed eleganza.

Il quarto presupposto del Costruttivismo 

sostiene che il cambiamento avviene con l’abbassamento della critica, che porta in uno stato più indifferenziato nel quale si può creare una nuova differenziazione più utile agli scopi prefissati.

L’entrata in questo stato indifferenziato, nel quale possiamo vedere le cose sotto altri punti di vista è permessa dallo stato di confusione, cioè quello stato in cui perdiamo ogni nostra certezza, ogni nostro riferimento, ma che la condizione di base per poter assumere una nuova visione: è solo dalla confusione che si può creare un nuovo ordine. 

Possiamo perciò sostenere che generando volontariamente uno stato confusivo poniamo le basi per il vero cambiamento.

Il quinto presupposto del Costruttivismo 

sostiene che la soluzione rappresenta il problema costringendo talvolta l’individuo a restare in uno stato mentale che è bloccante. 

Un esempio chiaro di questo presupposto è una storia, che viene spesso raccontata, di due persone che sono in barca e che cercano di tenerla ferma sbilanciandosi uno da una parte e l’altro dall’altra e non rendendosi conto che è proprio il loro sbilanciarsi a creare il disequilibrio della barca: basterebbe che loro smettessero di fare quello che stanno facendo e restassero fermi e la barca smetterebbe di oscillare.

Questo è quanto accade nella vita di tutti i giorni a quelle persone che persistono nell’utilizzare tentate soluzioni per risolvere dei problemi: questo modo di vedere la realtà è stato sviluppato dalla Scuola di Palo Alto, nello specifico da Paul Watzlawick.

Ci sono diversi corollari che supportano questo presupposto: il primo è che il “disequilibrio tra assimilazione e accomodamento crea la patologia”. 

L’assimilazione è quel processo mentale che consiste nell’assimilare una nuova realtà, un nuovo stimolo, una nuova situazione che viviamo, alla realtà già esistente dentro di noi: in altre parole, quando incontriamo una situazione nuova per noi, che stride con la nostra realtà, secondo questo principio tendiamo ad integrare questo stimolo esterno alla realtà che già conosciamo in modo da creare congruenza.

Mentre l’accomodamento è quel meccanismo mentale che consiste nel modificare la nostra realtà interna di fronte ad uno stimolo esterno nuovo e completamente diverso dalla nostra realtà. 

Infatti possiamo imbatterci in situazioni talmente nuove e talmente diverse che non riusciamo ad assimilarle ed integrarle alla nostra realtà: a questo punto ci troviamo di fronte a due scelte. 

O ignoriamo di aver vissuto quelle situazioni, o operiamo un accomodamento, quindi modifichiamo la nostra realtà interna in modo da poter meglio adattarci alla situazione esterna; questa operazione di accomodamento avviene spesso nell’età infantile. 

Alla luce di questi due principi, si può affermare che la sanità di un individuo si può definire come un’oscillazione tra operazioni di assimilazione e di accomodamento, d’integrazione alla realtà interna di stimoli esterni e di cambiamenti della realtà interna rispetto ad un nuovo stimolo, ad una nuova situazione.

Quando l’individuo smette di utilizzare questi due meccanismi smette di adattarsi alle situazioni: continua ad utilizzare mappe del mondo disfunzionali che lo fanno restare bloccato nella situazione generando un problema. 

Foerster, uno dei maggiori esponenti del Costruttivismo, nel 1987 affermò che la realtà è come un gioco di prestigio, nel quale tutto può cambiare a patto che l’osservatore si metta al di fuori del sistema, in una posizione che si può definire “meta-posizione”. 

Tutti i problemi e le situazioni possono essere risolti a patto che siamo disposti a vedere le cose con occhi nuovi, e quindi ad osservarle da una posizione diversa, uscendo da quello che è lo schema, da quello che è il problema.

 

Il Manifesto del Costruttivismo Radicale Skills è sintetizzato in U.G.O. (Utile Guardare Oltre) e le sue 3 leggi

  • Ciò che credi sia vero E’ VERO…PER TE!!! 
  • Il linguaggio che usi per descrivere la tua esperienza CREA la tua REALTA’
  • Solo l’AZIONE permette di comprendere

 

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