Il consumatore sceglie i valori del brand o il prodotto?

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Il consumatore sceglie i valori del brand o il prodotto?

2020-11-10T12:40:20+01:00

“Esistere o non Esistere” questo è il dilemma a cui le aziende sono chiamate a dare risposta in un mondo economico e sociale che cambia velocemente. Esistere o Non Esistere? La riposta è nell’Essere.

Quando le scelte non sono più dettate solo dalla necessità, dal bisogno o dall’urgenza da cosa vengono orientate? Cosa motiva in questo contesto le persone a scegliere tra diversi prodotti, che pressoché si equivalgono per caratteristiche, qualità e probabilmente anche nel prezzo? Il brand, non da intendersi semplicisticamente con marca, ma con un mondo che va oltre il concetto di marchio/status in voga negli anni “90 del secolo scorso, e che ha invece a che vedere con il complesso valoriale su cui si fonda e che viene espresso da un’azienda. Quel marchio non è più solo un’etichetta da sfoggiare, ma un universo di valori da condividere, abbracciare, coltivare insieme. 

Il valore di un’azienda quindi non è determinato, o meglio non è solo, da quello nominale delle cifre di utili e di bilancio, ma dalla sua capacità di esprimere e soprattutto vivere la propria visione del mondo. I valori dell’azienda diventano il motore, il motivo di esistere e il fattore fondamentale di successo anche dei suoi prodotti e/o servizi. Il consumatore fa una scelta, fa un vero e proprio atto di fiducia nei confronti di un brand, perché condivide con esso una visione del mondo, un modo di agire, una speranza o un obiettivo per il futuro. Ecco che il rapporto con il consumatore assume un significato diverso e soprattutto, mai come ora, ripagare la fiducia concordata non significa solo offrire un prodotto utile, bello e di qualità, significa non tradire i valori che quel prodotto, e il brand che rappresenta, incarnano

Un cambio di prospettiva epocale e profondo che costringe a rivedere, anzi a vedere il modo di fare impresa. 

L’imprenditore non è più essere solo un bravo manager. Il compito del manager è quello di produrre utile, di far guadagnare l’azienda, il ruolo dell’imprenditore è quello di investire sul/per il futuro della sua azienda, avere una visione prospettica e pensare al domani di quello che per lui è un “figlio”. Non si può guadagnare su un figlio, si pensa quindi a investire affinché l’azienda/figlio, continui a vivere e prosperare anche in futuro, anche quando non ci saremo più. 

“Quando si è giovani ci si pensa immortali – spiega Andrea Pontremoli, Amministratore Delegato Dallara Group durante un suo intervento – poi crescendo arrivi a un punto della tua vita in cui cominci a riflettere a pensare a cosa stai lasciando, quale sarà il piccolo/grande segno che ricorderà il tuo passaggio. Così ti rendi conto che quel segno non ha a che fare con le cose materiali, ma è invece legato al pensiero, ad un modo di vivere, essere e pensare”. Così alle aziende oggi è richiesto di diventare adulte, di scegliere ed esprimere una loro visione, che le traghetti attraverso il tempo “dritte, dritte” verso il futuro. 

Si possono avere tutti i pezzi per costruire un motore perfetto, ma se manca la macchina su cui montarlo, quel motore non ci porterà mai da nessuna parte. Serve avere chiaro l’obiettivo, il risultato, la visione d’insieme e di prospettiva. Senza visione gli strumenti non servono, non possono portare risultati perché mancano di uno scopo, di un indirizzo che permetta di determinare il modo in cui vanno utilizzati. 

Messe a regime tutte le componenti della macchina/impresa, per poterla far muovere rimane essenziale il carburante. Qual è il carburante di un’azienda? Le persone! Le persone che la acquistano, ma soprattutto le persone che la compongono. Un’impresa che esprime e vive in maniera coerente i suoi valori, sarà capace di attirare persone di valore. Diventa il luogo dove tutti vorrebbero essere e sarà così che le persone faranno del loro meglio per potervi arrivare. Un potere d’attrazione, che ancora una volta non afferisce solo al prestigio, perché sempre più le persone preferiscono impegnarsi in “imprese” di cui condividono spirito e valori, e non per il mero numero di zeri riportato sul bonifico dello stipendio. La motivazione è sempre più forte rispetto alla necessità. Anche quando si sceglie di lavorare o meno per un’azienda, ha infatti un ruolo sempre più determinante l’adesione al progetto generale d’impresa. Un’adesione e una motivazione che devono diventare ancora più stingenti e si pensa ai modelli d’impresa che si stanno affermando. 

Il particolare contesto storico e le vicende legate alla diffusione del Covid19 che stiamo vivendo, non solo ci spingono a ripensare i modelli di studio e istruzione, di socialità, ma anche quelli del lavoro. Nell’ultimo periodo si è fatto largo il concetto di smart working per esempio. 

Un’azienda fino a questo momento è in larga parte identificata con la sua sede, il collante che tiene unite le persone che vi lavorano è l’edificio, l’ambiente fisico. Ma se guardiamo all’oggetto azienda dal punto di vista dello smart working quale sarà il collante che terrà unite le persone, che identificherà l’azienda? Oggi parlando siamo soliti dire lavoro alla/in… nel prossimo futuro potremmo dire lavoro per, con, attraverso.

L’azienda con la sua visione e i suoi valori, sarà il mezzo per raggiungere un obiettivo condiviso, e non un’entità altra diversa dalle persone. Ecco perché, oggi come oggi, la cosa più importante che un’azienda possiede sono i suoi valori, la sua capacità di valorizzare il lavoro e soprattutto di valorizzare e investire sulle persone.

 

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