IL GRANDE JACK – tratto da IL SEGRETO DEL CARISMA

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IL GRANDE JACK – tratto da IL SEGRETO DEL CARISMA

Lui è un entusiasta.
Non è una malattia, è una disposizione d’animo. È sempre contento, guarda tutti con benevolenza, sorride alla vita, all’autunno, al traffico, al lunedì. Puoi trovarlo la mattina presto in mezzo ai pendolari, alla fermata dell’autobus affollata di sbadigli. Lo noterai subito: i lineamenti morbidi di chi è in pace con il mondo e lo sguardo rapito dagli ondeggiamenti delle nuvole.

Quando esce di casa si beve d’un fiato la luce del sole. Se piove, sembra come meravigliato, e poco dopo già si rallegra.

Una volta cercai di provocarlo, provando a metterlo di cattivo umore; gli dissi: – Hai notato che giornata cupa? Il cielo è talmente grigio che passa la voglia di uscire

Lui mi guardò sconcertato, come si guarda un malato di mente o giù di lì, e rispose: – Prima di tutto devi renderti conto che è la giornata a essere cupa, e non tu; se poi vuoi essere cupo pure tu, fallo pure, ma non è obbligatorio!

Lui si chiama Jack ed è la persona più felice che io conosca; la prima cosa che notai di lui è che della vita ama praticamente tutto, ama il mare, la montagna, la città e la campagna. Jack ama il silenzio così come il rumore, la folla così come la solitudine. A pensarci bene, forse l’aspetto più importante non è il “cosa”; l’aspetto più importante è che Jack, semplicemente, “ama”…

Soltanto un paio di volte lo vidi arrabbiato: la prima volta fu perché, assorto dalla fine di un film coinvolgente, si era perso il momento in cui il sole scivola oltre la collina; quello, nella giornata di Jack, è un rituale magico e poetico. Lui si mette sempre in piedi accanto all’albero di ciliegie, riempie i polmoni di riconoscenza e ringrazia Dio e la vita di ogni tramonto. Sorseggia con lentezza del vino rosso e quando lui e il sole si sono salutati, rientra in casa convinto di aver passato uno dei momenti migliori della giornata.

La seconda volta che vidi Jack arrabbiato fu quando, assorto dal tramonto, dal vino e dalla riconoscenza, si perse il finale di un film coinvolgente!

Per il resto Jack non si arrabbia praticamente mai. Credo che per lui la vita sia un bene troppo prezioso per sprecarla in litigi inutili o controproducenti.

Una volta, la sua ragazza lo lasciò perché gli rinfacciava di essere troppo perfetto! Lui scrollò le spalle e se ne trovò un’altra. Quella nuova, dopo un certo periodo, gli disse: – Ma Jack, come fai a non essere mai preoccupato di niente, come fai a essere così superficiale? – Jack sorrise, e questa non era certo una novità, e disse: – Io non mi sento superficiale; del resto, che senso ha preoccuparsi per qualcosa che magari non si verificherà?

– E i prezzi che salgono, e il freddo che fa? Queste sono cose certe!

– È vero – rispose Jack, – così come è vero che né tu, né io, possiamo farci qualcosa, quindi, …perché preoccuparsi?

Jack sapeva essere disarmante…

Pur essendo una persona adulta ed equilibrata, Jack ha lo stupore e la meraviglia tipica dei bambini: spesso l’ho visto assorto a guardare le nuvole, a contemplare un albero, a restare ammirato dalle luci della città. La sua casa è piena di fotografie, di collezioni strane, di libri, di luce e di progetti.

Jack coltiva una certa forma di indipendenza che lo porta a non cercare l’approvazione degli altri, né tanto meno si finge triste o sfortunato per avere la loro commiserazione. Una volta un tale offese Jack in modo diretto e inequivocabile, accusandolo di qualunquismo e ipocrisia. Jack si sistemò il bavero, guardò un attimo per aria e disse: – Pensala come vuoi, – e se ne andò.

Jack è totalmente libero da qualunque forma di conformismo: se lo spettacolo è deludente, non applaude. Se il servizio è scadente, non lascia mance. Se il medico non si preoccupa sinceramente della sua salute, gli contesta la parcella. È anche vero il contrario: appena se ne presenta l’occasione, Jack regala incoraggiamenti sinceri e apprezzamenti spontanei; più di una volta l’ho sentito applaudire, da solo, entusiasta, nel bel mezzo della recita!

Jack ride spesso e di gusto; ha gli occhi che brillano e i lineamenti lievi di chi si sveglia carico di buon umore. Lui mette l’anima in ogni stretta di mano e quando torna a casa, la sera, sa lasciare fuori ansie e problemi.

Jack, come dicevo, è la persona più felice che io conosca.

Alice fu per molti anni il grande amore di Jack. Lei e io lavoravamo insieme, ci raccontavamo spesso dei fatti nostri e non ho mai conosciuto una donna così innamorata; quando Alice mi raccontava di Jack, il suo viso era tutto un fiorire di vitalità, come di chi si sente parte di qualcosa di unico e di importante.

– Conobbi Jack in un bar – mi raccontò molto tempo fa Alice, – ero lì con un’amica, quando lui si avvicinò, si sedette al mio fianco e mi guardò, senza dire una parola. Allora, aggiunsi io, desideri qualcosa?

– No, grazie. Ho già tutto quello che mi serve – disse Jack con un sorriso, sfiorandomi appena la mano, senza toccarla, come una carezza, e poi aggiunse: – È quasi un’ora che da lontano ti sto osservando e solo ora ho trovato il coraggio di venire qui. Adesso ti lascio alla compagnia della tua amica, il mio nome è Jack e potrei follemente innamorarmi di te. Ciao – e se ne andò.

Alice mi raccontò che la sua amica lo prese subito per matto, rituffandosi nel suo cocktail e in discorsi vari. Lei no, lei ne fu colpita e lo trovò simpatico.

Per tutto il tempo che restò ancora in quel bar affollato, Alice cercò con lo sguardo Jack, senza trovarlo. Dopo oltre un’ora Alice e la sua amica finalmente si alzarono per andarsene, guadagnarono l’uscita facendosi spazio tra la gente. Jack era appoggiato alla porta, guardò Alice, anche lei lo guardò e, per salutarlo, gli disse semplicemente: – Ciao.

– Addio – rispose lui, e poi, prendendo la mano di Alice che prima aveva solo sfiorato, aggiunse: – In mezzo a questi milioni di persone, come farò a rincontrarti?

Fu così che Alice diede il suo numero a Jack, semplicemente così. Fu così che iniziarono la loro storia. Da quel giorno, mi confidò Alice, le carezze di Jack l’accompagnarono ovunque e lei mise in lui la sua vita.

Alice morì di un brutto male due anni fa. Io ero vicino a Jack il giorno del funerale e il suo sguardo sembrava accarezzare quella bara chiusa. Alla fine della cerimonia Jack volle ringraziare tutti quelli che vi avevano partecipato, stringendo loro la mano. Anche in quella occasione, pur sfiancato e sfinito dalla tristezza, Jack mantenne il suo rapporto di amore con la vita.

Jack venne a vivere vicino a me alcuni mesi dopo la morte di Alice. La sua casa continua a essere piena di fotografie, di collezioni strane, di libri, di luce e di progetti. Ho incontrato Jack sulle scale pochi giorni fa; come al solito aveva fretta, tuttavia volli prenderlo in giro e non trovai niente di meglio che dirgli: – Ehi, ti sei accorto che i tuoi capelli stanno diventando sempre più radi e anche più grigi? Sì, insomma, stai invecchiando…

Jack si bloccò sulle scale, alzò le sopracciglia come sorpreso e con tono molto serio e definitivo, mi disse: – Amico mio, che i miei capelli stiano diventando più radi e più grigi è un dato di fatto, quanto a invecchiare… non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello!

Jack, come ho già detto, è la persona più felice che io conosca.

tratto da “il Segreto del Carisma”

Emanuele Maria Sacchi

Franco Angeli Editore

Longseller – 19 ristampe

2020-05-21T10:33:44+02:00