ASPETTI DEL RESPIRO

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ASPETTI DEL RESPIRO

2020-06-01T19:27:47+02:00

Max Damioli e il respiro per Evolution Forum

“Ogni cambiamento dei nostri stati mentali è riflesso nel respiro e poi nel corpo. Tale fenomeno funziona anche all’inverso: cambiando gli schemi di respirazione viene allo stesso modo alterato anche lo stato emotivo”. (D. Chopra)

Il nostro modo di respirare rispecchia il nostro modo di vivere, tensioni o chiusure nel respiro rispecchiano tensioni ad altri livelli della nostra esistenza.

Modificando il respiro e ripristinando una respirazione più aperta e funzionale possiamo dissipare schemi di tensione a ogni livello.

 

E’ possibile tracciare un mappatura e una lettura degli schemi respiratori, che permettono di individuare quali aree sono tenute in tensione e di dirigere la rieducazione del respiro secondo le esigenze del singolo individuo.

 

Consideriamo queste correlazioni come stimoli alla riflessione e ad una migliore conoscenza di sé per il cliente e come una valida progressione del programma e verifica dei risultati ottenuti per il facilitatore.

In nessun caso vanno considerate come diagnosi.

 

Usiamo un respiro pieno, connesso ed aperto, che ci permette di accedere alle aree della memoria cellulare dove conserviamo tensioni presenti e passate. Questo è ottenuto soprattutto tramite il processo di apertura degli schemi respiratori ristretti.

 

Continuando a respirare in aree dove il respiro è ristretto, si verificano modificazioni vibrazionali a livello cellulare e qualunque schema di tensione, presente in quell’area, può essere rilasciato.

 

ANALISI DEL RESPIRO

 

La forza dell’analisi del respiro è di essere una tecnologia* che permette sia di procedere sperimentalmente attraverso prove ed errori per cercare soluzioni (= respiro modello) ad un problema (=respiro < modello), sia di applicare soluzioni note (=tecniche di allenamento) ad un problema per gran parte simile ad altri affrontati in precedenza**.

 

*Elaborazione teorica e applicazione di procedure per la trasformazione di materie prime in prodotti finiti (sabatini coletti)

** cfr euristico , algoritmico (wikipedia)

 

Cosa guardiamo

 

Il respiro è un atto fisiologico armonico.

Considerarlo come la sommatoria delle 15 voci individuate nel BreathMandala è pertanto una semplificazione artificiale, volta sia a individuare il più funzionale percorso di allenamento per il cliente, attestando priorità e monitorando i cambiamenti; sia a fornire al cliente stesso una rappresentazione che gli permette di prendere coscienza dei progressi che spesso altrimenti non riuscirebbe a notare.

Vengono prese in considerazione le aree di apertura o restrizione del sistema, il volume e la fluidità del respiro, la presenza o assenza di pause tra gli atti respiratori, la padronanza del cliente e la sua autonomia.

 

Che cosa ci dice?

 

Considerando il respiro modello come la massima estensione delle risorse (fisiche, emotive, mentali e spirituali) a disposizione del cliente, valutarne il respiro rispetto al modello ci permette di indirizzare l’allenamento al fine di facilitare il massimo rendimento, attraverso esperienze emozionali correttive ***

L’analisi del respiro coglie la situazione del momento: è dunque utile considerarla alla stregua di una fotografia, che coglie un’espressione.

Non ci autorizza perciò a trarre conclusioni di ampio raggio e certamente non definisce il carattere del cliente né tantomeno il suo profilo psicologico, che esula dalle nostre competenze.

Come per le fotografie, più numerosa è la raccolta più ricca è l’espressione che si può cogliere. Da un’analisi singola riceviamo gli spunti per indirizzare quella determinata sessione di respiro, andando a stimolare con tecniche specifiche i fattori che appaiono fuori equilibrio rispetto all’insieme.

Dal confronto tra più analisi possiamo renderci conto se questo squilibrio è momentaneo o invece più intrinsecamente radicato nella persona.

Questo significa che se la valutazione di una determinata voce è a volte alta e a volte bassa, il cliente ha la capacità di accedere all’area di esperienza corrispondente, è una strada che sa percorrere; il respiro può in questo caso dare il beneficio di poterla attivare a comando, abbassando la casualità del successo.

Viceversa se la valutazione di una determinata voce è sempre uguale, su un valore medio basso, allenare quel particolare aspetto del respiro sarà la chiave per una spinta propellente verso un’esperienza emozionale correttiva più che mirata.

 

***esperienza emozionale correttiva: concetto espresso originariamente da F. Alexander, 1946 e poi largamente ripreso da G. Nardone. Qui inteso come l’allenamento di un mediatore fisico – il respiro – per facilitare in maniera indiretta al cliente un atteggiamento e/o esperienza diverso rispetto alla sua consuetudine.

 

 

Quando si fa?

 

Durante ogni sessione l’analisi è costantemente in atto. In altre parole in ogni momento il facilitatore, confrontando il respiro in atto con il respiro modello, decide quale sia il successivo intervento da apportare e poi ne valuta l’efficacia.

Quando viene espressa al cliente, lo scopo è di palesare al cliente la connessione corpo-mente, rivelando la storia che il respiro racconta e verificando se il cliente ci si riconosca. Ma è soprattutto il momento in cui si suggella il patto e il facilitatore ottiene il permesso di rendersi insistente se necessario, per restituire al cliente una dimensione amplificata dell’esperienza, nella direzione da lui desiderata.

 

I cambiamenti sono permanenti?

 

Siamo sistemi biologici, in costante adattamento all’ambiente e alle circostanze. Lo stesso vale anche per il nostro respiro. È dunque irrealistico aspettarsi che il respiro aperto e connesso ottenuto durante la sessione sia permanente e immutabile.

È permanente tuttavia la capacità acquisita di riattivare lo schema respiratorio raggiunto. Proprio come una volta imparato ad andare in bicicletta, questa capacità rimane permanente e ha eventualmente solo bisogno di allenamento e pratica.

 

MAX DAMIOLI > biografia completa