“Abbiamo il dovere di capire come migliorare quello che facciamo. Giocarcela in qualità. L’Italia è un paese di qualità non di massa.” Gabriella Simoni.

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“Abbiamo il dovere di capire come migliorare quello che facciamo. Giocarcela in qualità. L’Italia è un paese di qualità non di massa.” Gabriella Simoni.

2020-06-30T17:37:13+02:00

gabriella simoni per Evolution Forum

 

 “Abbiamo il dovere di capire come migliorare quello che facciamo. Giocarcela in qualità. L’Italia è un paese di qualità non di massa. Usciamo dalla logica della massa e rientriamo nella logica della qualità”. L’invito ad impegnarsi e a migliorarsi di Gabriella Simoni.

Non solo è stata testimone e cronista di alcuni dei momenti più terribili della storia recente, ma ha vissuto in prima persona la paura e l’orrore, abbiamo incontrato Gabriella Simoni e con gratitudine raccolto la sua preziosa testimonianza sul nostro tempo e apprezzato ancor di più il suo messaggio di fiducia, in particolare nei confronti delle nuove generazioni.

Gabriella Simoni, laureata in Scienze politiche, è nata a Firenze. Nel 1981 è giornalista pubblicista, professionista nel 1989. Collabora con la testata giornalistica delle reti Fininvest sin dall’inizio della su attività e dal 1987 ne sarà inviata speciale. Nel 1991 racconta dal fronte la Guerra nel Golfo. Dal 1992 al 1994 ha seguito la guerra in Somalia dove ha assistito all’omicidio della collega Ilaria Alpi mentre nel 1996 si trova in Ruanda e poi ancora in Kosovo, Afghanistan e poi ancora a Bagdad durante l’operazione Iraq Freedom. Nominata cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal Presidente Ciampi, per il coraggio e la professionalità che ha dimostrato, è autrice, vincitrice di diversi premi giornalistici e anche mamma. 

La sua professionalità e schietta disponibilità è emersa anche durante la diretta di Evolution Forum Day Live, il caffè pensante durante il quale Gianluca Spadoni incontra testimoni del nostro tempo per scoprire chiavi di lettura di quanto stiamo vivendo e gettare visioni sul prossimo futuro. 

Una diretta che ha sfidato i tempi contingentati di una donna impegnata nel suo lavoro e i limiti che la tecnologia qualche volta impone, ma che ha regalato un concentrato di vissuto e una lucida disamina sulla realtà, che lascia ampio spazio alla fiducia. 

Un racconto che inizia da una domanda semplice posta da Gianluca Spadoni: “Come la passione di ragazza si trasforma in un lavoro così importante?” 

“Come? Con un sacco di volontà, un briciolo di follia e quando ti dicono che è impossibile, cominciare a pensare… solo perché non ce l’ha fatta nessuno prima! – spiega Gabriella Simoni – C’è sempre una strada per arrivare alle cose e non bisogna smettere mai di inventarsi. Io sono arrivata a Mediaset, perché da ragazzina pensavo In America ci sono tante reti, perché in Italia l’informazione deve essere solo sulla RAI? Così ho cercato un modo nuovo di presentarmi, non conoscevo nessuno, dovevo capire e trovare la mia strada. Sono fiorentina e ho un brutto carattere, ma l’importante è imparare a guardare oltre. A questo punto la vera domanda non è come ho fatto ad arrivare, ma come ho fatto a resistere tanto. Come ho fatto a resistere, ad adattarmi alle tecnologie che cambiano per esempio […] 

Ogni cosa anche la più brutta deve essere vista come un’opportunità. Quindi oggi abbiamo tutti un’opportunità. Certo c’è il dolore, la rabbia per una generazione che viene decimata, ma dobbiamo guardare avanti, come hanno fatto loro durante e dopo la guerra. Noi abbiamo la casa che ci hanno costruito loro, abbiamo il lavoro che loro hanno preparato. Un conto è fermare un’attività per mesi, un anno, un problema drammatico sicuramente, ma non paragonabile a cinque anni di bombe e distruzione. Se ce l’hanno fatta loro, noi in loro memoria, abbiamo il dovere morale di farcela”. 

“Dove trovi la forza e la lucidità nei momenti più difficili?” 

“Nel mio carattere e nel fatto che nasco dal nulla, quindi non ho paura, al massimo torno da dove sono venuta. Non ho mai avuto aiuti e per carattere mi affido all’istinto, se mi sento di fare una cosa la faccio, con razionalità ovviamente, utilizzando gli strumenti che mi sono preparata e che ho a disposizione per fronteggiare una situazione, non mi faccio prendere dal panico. Quando ho paura, perché ho paura, quasi sempre mi fermo prima. Quando mi trovo in una situazione particolarmente difficile, divento una specie di ghiacciolo e sono estremamente lucida, con l’unico obiettivo di venirne fuori e di farcela. In Iraq ero stata praticamente linciata in piazza. Se fossi caduta a terra, se mi fossi lasciata andare sarei finita. Mi sono consegnata volontariamente alla polizia. Mi ero scelta un tassista forte, un omone, che è riuscito a farmi scudo e passo dopo passo siamo riusciti ad arrivare ad una casa dove ho chiesto aiuto. A quel punto avrei potuto scappare o cercare di travestirmi, ma mi avrebbero facilmente individuata. Così ho mandato via il tassista e chiamato le milizie che mi hanno consegnata ai servizi segreti. Durante il trasferimento, ho approfittato di una sparatoria per chiedere a uno dei soldati di poter telefonare e ho avvertito il mio compagno di quello che stava succedendo, perché non venissero a cercarmi dove era avvenuto l’attacco, affinché attivasse la Farnesina, perché se non ti rintracciano subito, difficilmente ti ritrovano”. 

“Quando qualcuno dice, abbiamo vissuto in un periodo quasi di prigionia…”. 

“Io sono abituata al coprifuoco, lì se esci non ti fanno la multa, ti sparano. Bisogna capire due cose, se vogliamo fare un discorso serio, abbiamo ricominciato a credere nella scienza, quando per un periodo si è sentito dire che la scienza non serviva più. La competenza serve, serve eccome, fino a che si parla di idee, possiamo fare del male ma non uccidiamo nessuno, quando si parla di medicina, di ingegneria le cose cambiano. Gli errori sono stati fatti, li abbiamo fatti tutti, l’importante adesso è avere l’intelligenza, l’onestà di ammetterli, perché non dobbiamo ripeterli e imparare a fare da chi ha fatto bene, senza strumentalizzazioni. 

Ognuno di noi deve usare questo tempo, non per lamentarsi, ma per capire come superare se stesso e andare oltre. Dobbiamo reinventarci tutti e capire come fare. Le istituzioni, forse invece di distribuire soldi ‘a babbo morto’ come si dice a Firenze, dovrebbero aiutare le imprese a strutturarsi, perché possano tornare a lavorare. 

Immagino torneremo ad aprire lentamente, l’importante è non avere fretta, come nella riabilitazione, se non la si fa tutta correttamente non si torna a camminare bene”. 

“Hai lavorato per molto tempo a trasmissioni sui giovani, come li vedi in questa fase?” 

“I giovani sono più attrezzati, perché hanno più tempo a disposizione e più dimestichezza con le tecnologie. Questo periodo farà capire quanto è importante la relazione umana, avere a che fare realmente con le persone. Sono dell’avviso che ogni cosa, fino a che la racconti, ci insegna qualcosa. Per esempio il rapporto con la scuola, forse si recupererà il bello della scuola, l’umanità della scuola. Intere popolazioni in guerra vivono segregate per anni, noi avevamo la presunzione di essere immuni dalle guerre, dalle malattie, dalla fame. Questo virus ci ha riportati alla realtà. I ragazzi hanno risorse, sanno sopravvivere e sorridere anche nelle situazioni più drammatiche, anche questa come tutte le cose brutte, ci insegna ad apprezzare il bello. 

Ognuno di noi avrà un compito, chi di capire cosa sia successo, chi di raccontarlo, tutti il dovere di capire come migliorare quello che facciamo. Dobbiamo giocarcela in qualità. L’Italia è un paese di qualità non di massa. Usciamo dalla logica della massa e rientriamo nella logica della qualità. 

Sono sicura che ne usciremo tutti cambiati, chi di noi avrà forza, ne uscirà migliorato. 

Tutte le volte che mi sono trovata in momenti tremendi, mi sono chiesta come avrei fatto a tornare a casa, a fare la spesa, a comprare le scarpe ad arrabbiarmi per il parcheggio. Mi dicevo ‘Ho visto cose così tremende che quelle non mi toccheranno più’, invece è un secondo tornare alla normalità. Se ce la mettiamo tutta, saremo tutti migliori, perché il nostro è un paese straordinario. I ragazzi hanno la possibilità di portarci in un mondo che solo loro possono immaginare, perché noi abbiamo i pezzi vecchi del puzzle, e solo loro hanno la grande opportunità di inventare quello nuovo”. 

Vi invitiamo ad ascoltare la versione integrale dell’intervista che trovate a questo link e diamo a tutti l’appuntamento alla 23° edizione di Evolution Forum Day , dove avremo il piacere di incontrare, questa volta di persona, questa fantastica donna e professionista.